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Ma a Natale bisogna essere felici per forza?

La giornata di Natale è trascorsa in famiglia, in modo sereno, eppure una grande inquietudine mi ha accompagnato durante tutta la giornata. Il Natale non è riuscito a rendermi felice, da anni non ci riesce più. Nonostante i buoni propositi della vigilia, il desiderio di immergermi nella festa e di ritrovare lo spirito natalizio e il calore della famiglia, una grande tristezza si è impadronita del mio cuore e non lo ha mai abbandonato.

“Non è obbligatorio essere felici a Natale, uno ci prova, lo fa anche per gli altri, per non intristire la famiglia, ma se non ci riesce non importa”…. ecco che cosa mi sono detta ieri sera mentre la giornata volgeva al termine e io cominciavo a sentirmi meglio.  Poi è  arrivato un sms di una mia cara amica che diceva sostanzialmente questo…“anche quest’anno è andata…” e allora mi sono sentita davvero meglio, mi sono sentita meno “mostro” rispetto al comune sentire.

Ora sono consapevole che non è colpa mia, che il carico emotivo che accompagna il Natale mi devasta… saranno i ricordi, le aspettative legate alla festa, il cuore non predisposto…. ma è così, e io devo solo accettare il mio stato d’animo senza pretendere troppo da me stessa. A Natale si può essere tristi e  si può aver voglia di dormire tutto il giorno e non guardare nemmeno fuori dalla finestra o si può essere gioiosi, allegri, sereni, felici…. siamo tutti parte di  una umanità più o meno dolente e dobbiamo accettarci per come siamo. Quindi cominciamo con il dire che ora come ora io il Natale lo odio.

Alla prossima!

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La mia mamma


La mia mamma se ne è andata questa mattina. Sono riuscita a salire da lei e a chiuderle gli occhi, l’ho abbracciata forte e le ho detto  che le volevo bene.. poi l’ambulanza e le solite procedure che fanno di un transito verso un’altra vita una grande complicazione burocratica.

Io e lei, da qualche anno non avevamo un buon rapporto, ultimamente ero riuscita a superare il ricordo di tante cose che mi impedivano di riavvicinarmi e lo aveva fatto anche lei. Qualche giorno fa mi aveva chiamato per regalarmi la medaglia d’oro che era di mio padre, il premio di tanti anni di lavoro. Ero rimasta stupita, non sapevo nemmeno che quella medaglia esistesse, lei mi aveva detto: “lo faccio perchè non durerò in eterno”… e io avevo avuto un brutto presentimento.

Mercoledì scorso era caduta in casa, aveva passato una notte in ospedale per accertamenti e giovedì mattina mi aveva stranamente telefonato, una telefonata tenera piena di affetto fatta dalla sua stanza di ospedale nell’attesa di essere dimessa. Avevo avuto un brivido, non era il suo solito atteggiamento e ne avevo anche parlato con mia figlia e mio marito.

Ieri sono salita per salutarla, era spaventata, un po’ confusa e piena di lividi, l’ho rassicurata e l’ho lasciata serena… fino a questa mattina.

Dicono che la morte colga all’improvviso, non è così.

Ciao mamma, ti voglio bene!

Verso il Natale

Domani sarà il primo giorno di Dicembre e le prime feste che incontriamo a Milano sono quelle di S. Ambrogio: festa grande in città con la consueta Fiera degli “Ohbej Ohbej”, un mercatino che inizialmente era fatto solo da artigiani e ora invece quasi esclusivamente da cinesi che di artigiano hanno ben poco. Gli artigiani si sono trasferiti in Fiera e hanno un gran successo, anche se così facendo la tradizione milanese va a ramengo.

Solitamente a Milano nella giornata dedicata al Santo Patrono, appunto S.Ambrogio, si addobbano le case per il Natale e si allestiscono i Presepi. Fa parte della tradizione e lo faremo anche noi.

Con il passare degli anni, le famiglie si ritrovano sempre più sole e sempre più piccole,  ricordo i Natali di quando ero bambina, si andava tutti dalla nonna e ci si incontrava con zii e cugini, c’era davvero il piacere di stare insieme. Poi sono arrivati i figli e le famiglie si sono un po’ ripiegate su se stesse, la festa si celebrava con genitori, figli e nipoti… spesso a casa mia. Ora i figli hanno famiglia e i nonni non ci sono più e allora se questo  Natale saremo in quattro sarà tanto: mio marito ed io, mia figlia che è ancora single, e Floretta.

Per combattere la tristezza abbiamo deciso di andarcene in montagna, pranzo in baita in una paesaggio incantato e calore umano a portata di mano. Anche questa è una bella possibilità, lo scorso anno non avevamo questa casa in montagna e ora invece sarà la nostra valvola di sicurezza. Bene, forse potrà essere un Natale sereno e perchè no? … anche bianco.

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E ora mi riprendo la mia vita

Oggi si è conclusa una vertenza molto dolorosa per me e per la mia famiglia. Dopo due anni di battaglia legale  senza esclusione di colpi ho deciso di dare forfait rinunciando a quanto mi  spettava di diritto, l’ho fatto perchè  la sofferenza mia e dei miei cari è stata immane e io ci ho rimesso la salute.

E’ stata certamente una sconfitta  perchè “giustizia non è stata fatta”, ma  ho capito che nulla, ma proprio nulla vale più della salute e della serenità.

In fondo da questa causa io mi aspettavo un risarcimento morale  più che economico, ma non ho avuto nemmeno quello. L’avevo fatto per mio padre…un tentativo disperato di ridargli la dignità che gli era stata negata, ma le persone non cambiano e io ho sbagliato a credere il contrario.

Da questa vicenda ho tratto insegnamenti importanti, ho capito che indietro non si torna, che a volte serve un completo disastro per fare dei cambiamenti importanti e per avere nuove consapevolezze e che se si vuole bene alla propria famiglia si può mettere da parte l’orgoglio e chinare la testa.

E’ stata dura, ma ora è finita, finalmente è finita!

Ritrovare la serenità

— è quello che tutti noi cerchiamo dopo periodi difficili, ma sappiamo che non è per nulla facile raggiungerla. Sono anni che attendo di sentirmi in pace con me stessa, di ritrovare un po di serenità dopo tanto dolore e in questi giorni mi sento come non mi sentivo più da tanto tempo.

Non so a che cosa sia dovuta questa serenità interiore, forse al luogo della vacana, al comfort della casetta che abbiamo affittato, alla riscoperta di paesaggi della mia infanzia. o al fatto che dopo oltre 40 anni in cui ci siamo  presi cura di tutti,  ci stiamo fialmente occupando di noi stessi, senza orari, condizionamenti. obblighi.Probabilmente a tutto questo messo insieme.

E’ molto bello riscoprirsi in sintonia, sentirsi liberi di scegliere e decidere la giornata così come viene, senza nessun programma, solo in base al propri desideri ed è questo che noi facciamo. I dintorni sono bellissimi, la natura offre scenari mozzafiato, il paese è adorabile, dobbiamo solo decidere che cosa fare.

Abbiamo con noi Flora, stranamente è tanto tranquilla anche lei ed è proprio lei che ci fornisce l’occasione di scambiare due parole con chi si ferma ad accarezzarla, è diventata la mascotte del paese e noi … i suoi orgogliosi accompagnatori.

Quando la mattina mi preparo una tazza fumante di caffè e me la gusto sul terrazzo, ho davanti a me boschi a perdita d’occhio in un silenzio assordante, poi il suono melodioso delle campana mi fa compagnia e allora mi sento appagata, sento il cuore colmo di felicità e di gratitudine verso il buon Dio.

Questo luogo è prezioso per il nostro benessere, lo è la nostra casetta e noi intendiamo tenercela per  tutto l’anno.Qui abbiamo riscoperto la gioia di vivere semplicemente e ogni volta che potremo torneremo qui per rigenerarci nel fisico e nello spirito.

Lanzo Intelvi - Bosco del Meriggio

Vacanze…

Come ogni anno siamo a ridosso del periodo “vacanze”, ognuno ha le sue aspettative e dopo un anno di lavoro sono tutte legittime. Spesso però non riusciamo a staccare e ci portiamo con noi anche i pensieri e le pene che vorremmo fuggire ma che puntualmente ci seguono… anche in vacanza. Sono anni ormai che non passo una vancanza serena, negli scorsi anni i gravi problemi di salute del mio papà mi facevano partire con tanta angoscia e non riuscivo a rimanere lontana che per brevissimi periodi, lo scorso anno siamo stati a Salisburgo per una settimana, città bellissima e amichevole e poi siamo andati a visitare il campo di stermino di Mauthausen proprio per rendere omaggio al mio papà che se ne era andato l’anno prima. E’ stata una piccola vacanza dalle forti emozioni, non la potrò mai dimenticare. Quest’anno abbiamo preso una casa per due mesi in Val d’Intelvi, una valle verdissima e con i sapori della mia infanzia, saremo io e mio marito da soli, i figli faranno altre scelte, sarà una occasione per ricominciare a pensare in due dopo tanti anni in cui “i due” si erano smarriti per pensare a tutti gli altri. Vorrei solo un pochino di riposo e di serenità, dimenticavo avremo con noi la cagnolona, sarà lei lo stimolo per lunghe passeggiate nei boschi dalle alte felci.

Foglia di felce gigante

Foglia di felce gigante

Scriverò anche dalla montagna, ho com me il fido notebook…. ma per ora buone vacanze a tutti.

Dimenticavo, ho invitato tante amiche e amici, forse verrano e forse no, io aspetto tutti a braccia aperte.

L’incubo

L’incubo è la malattia,  è scoprirsi improvvisamente ammalati  senza  aver avuto neassuna avvisaglia e  a seguito di un banalissimo controllo.   Quello che  passa per la testa è indescrivibile, paura e speranza si alternano nei giorni di attesa  dall’esito degli esami e di una visita che potrà darti un verdetto di condanna o riportarti alla vita. E poi ci sono i famigliari… con loro occorre  far finta di nulla, non  far trasparire la tua preoccupazione e  le tue notti  insonni, devi mostrarti serena come se nulla fosse accaduto o potesse accadere.  Qualche amica fidata, ti rincuora e ti incoraggia, lei sa che cosa stai passando.

Poi l’incubo svanisce, dopo due mesi di ansia i primi risultati rassicuranti, solo una predisposizione genetica a una certa malattia, ma saperlo è già molto importante per fare delle prevenzione, ci si può porre rimedio.

Non  proprio tutto è  finito, devo fare ancora un paio di controlli e poi un piccolo intervento, ma forse quello andrà a settembre, nulla di grave.

Ho la speranza che tra qualche giorno  tutto torni alla normalità , nel frattempo le pene che mi affliggevano prima sono svanite, ho capito che niente è più importante della salute…chi se ne importa delle persone che non meritano il mio affetto, vadano a quel paese con tutte le loro cattiverie, io ho altro da fare, devo occuparmi di me stessa!

Per inciso voglio dirvi che in tutto questo periodo ho avuto accanto  il mio papà, tante volte  la sua presenza rassicurante è stata palpabile, tante volte i miei stati d’animo si sono rasserenati  alla vista del suo viso sorridente.

Mando un bacio  a lui, è sempre un grande, e un ringraziamento ai medici del S. Raffaele.

guardando il futuro

guardando il futuro