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Il mio sogno

La passione per lo scrivere si alimentò negli anni a seguire grazie anche a ottimi professori di lettere. Al termine degli studi avevo un sogno: lavorare nella redazione di un giornale, ma per me il cammino sarebbe stato ancora lungo.

Ricordo di aver scritto e tenuto da parte (il plico è ancora gelosamente custodito  nel mio armadio) la cronaca della morte di Giovanni XXIII e quella del presidente Kennedy, i due avvenimenti mi avevano molto colpito, ero  una ragazzina ma la mia sete di raccontare era immensa.

Ho dovuto attendere gli anni 80 perchè il mio sogno prendesse corpo. Seguivo per un giornale cattolico le sedute del Consiglio comunale della mia città e ne riportavo la cronaca con interviste e commenti…questo mi valse l’accesso ufficiale alla professione e la conquista dell’iscrizione all’Ordine.

Poi tutto diventò più semplice, diressi alcuni giornali universitari, scrissi per qualche quotidiano nazionale  affiancando tutto questo con la creazione di un mio giornale multimediale, era il 1999 e io ce l’avevo fatta.

Negli ultimi due anni ho voluto provare a scrivere un libro.. ne ho realizzati cinque, con un buon successo. Ora la via è più spedita, ho scritto di eventi della mia vita e della vita di persone che mi sono care, ma me piace scrivere di sentimenti, di sensazione, mi piace l’introspezione…e credo che presto riuscirò a scrivere di tutto questo.

Le idee mi frullano in testa per qualche tempo, poi, ad  un certo punto, la necessità di buttare tutto su un foglio diventa insopprimibile, a quel punto divento un fiume in piena.. proprio come mi accadeva quando ero bambina.

Ecco perchè  ogni volta che vengo presa da quella strana frenesia, ogni volta che la mente si riempie di pensieri fino a scoppiare, devo mettermi al computer e lasciare che le dita scorrano lievi sulla tastiera e magicamente la mia creazione ha inizio.

Scrivere che passione

Per me è una passione ma anche un bisogno fisico, se guardo indietro riconosco questa mia necessità fin dall’infanzia. Ero una bimba molto timida,  avevo difficoltà ad esternare le mie emozioni, sostanzialmente pensavo che non interessassero a nessuno e mi tenevo tutto dentro, ma le emozioni c’erano, eccome.

Un giorno accadde che la mia nonna materna lasciò la casa che aveva abitato per moltissimi anni, una casa io avevo conosciuto fin da piccolissima..la guardavo mentre imballava le ultime cose e vedevo il suo sguardo triste, tante cose che le erano care non non avrebbero potuto seguirla nella sua nuova abitazione e lei ne soffriva terribilmente.

Andai a scuola quel giorno con la sensazione che mi scoppiasse il cuore da un momento all’altro, il pensiero era costantemente rivolto alla mia nonna e al suo dolore, ma non riuscivo a parlare con nessuno di quello che sentivo… poi la mia maestra ci diede un tema da fare in classe, il titolo era: “Racconta un episodio che ti ha fatto soffrire”. Fui un fiume in piena, riempii di getto il foglio protocollo e, come per incanto,  cominciai a stare meglio.

Il giorno dopo la maestra portò i temi corretti e inaspettatamente mi chiamò accanto alla cattedra e mi invitò a leggere ciò che avevo scritto… credo di essere diventata color porpora… ma presi coraggio e lo feci. Era stato il tema migliore in assoluto .. mi guadagnai la coccarda blu da portare sul petto per una settimana.

Credo che sia questa la prima volta che racconto questo episodio, non dissi nulla a nessuno nè del mio dolore, nè del mio successo scolastico… ma a distanza di anni,  credo proprio che il desiderio di mettere su un foglio le mie emozioni, le mie sensazioni, i miei sentimenti sia partito da quel tema in classe.

foglio e penna fanno la felicità....

Amare il proprio lavoro

Il primo maggio è la festa dei lavoratori, io credo sia meglio pensare che sia la festa del lavoro perchè il lavoro è importante per qualsiasi uomo anche se viene più o meno apprezzzato.  Amo il lavoro, il mio lavoro, non so che cosa farei se non potessi scrivere e ora, ad una certa età e senza più l’obbligo degli orari, posso dedicarmi alla scrittura e ho scoperto che solo quando scrivo sto bene con me stessa.

Tante persone non sono così fortunate, del resto anch’io sono approdata alla professione dopo altri tipi di impegno, ma la verità è che, se mi guardo indietro scopro di aver scritto sempre.  Negli anni  60 non conoscevamo il computer e i Blog non esistevano, allora  la mia macchina da scrivere era una vecchia Olivetti lettera, ma io, anche allora,  non mancavo di esprimere le mie opinioni su eventi che mi avevano molto colpito… l’assassinio di Kennedy, la morte di Papa Giovanni e così via. Recentemente ho riscoperto i miei articoli ben riposti in una scatola di ricordi,  corredati da foto ritagliate dai giornali e con una copertina di raffia che avevo fatto a mano.  Da allora ne ho fatta di strada e nel frattempo mi sono sposata, ho cresciuto due figli, ho fatto politica, ho vissuto intensamente tutte le mie emozioni … ma con un computer a portata di mano e con il bisogno  innato di raccontare, di testimoniare, di far conoscere la verità. Ero una predestinata?  E’  questo lo spirito vero per chi vuole fare il giornalista? Credo di si. In tutte le professioni ci vuole la passione e se c’è quella e l’impegno costante non si può non riuscire. 

Vi ho voluto raccontare di me perchè io festeggio il lavoro tutti i giorni e vorrei continuare a farlo con lo stesso entusiasmo per molto tempo ancora, magari contagiando qualche mia amica… siamo sulla buona strada!

SOSTA

Povera penna!
Povera mia penna appesantita…
Hai scritto di dolori,
hai tracciato parole
con inchiostro di lacrime,
sparse versate
o raccolte ascoltate asciugate accarezzate
su mille e mille volti
del passato
e del presente,
hai inseguito
guerra sangue violenza
sulle strade del mondo
e del tempo.
Hai disegnato
arabeschi
di tormenti e passioni…
hai gridato
silenzi
di occhi inariditi,
di volti sferzati dalla pioggia…
Hai raccolto le immagini
strazianti,
ferme in occhi sconvolti,
ti sei specchiata, raggelata,
negli occhi
martellati dall’orrore…
ed hai tratto il racconto
dell’ultima immagine riflessa nell’addio dalla vita
dagli occhi dei bambini
delle guerre…
Povera penna mia…
quanto il peso
di quel che raccontavi
piano piano
aveva prosciugato i tuoi pensieri…
Il tuo cammino, il mio,
ti era tanto nemico
da chiedermi
la pietà di una sosta,
ma la strada
assetata,
beveva
il tuo sangue d’inchiostro…
Adesso,
ferma sul bordo di una rosa
guardo
la tua stanchezza,
guardo
il tuo guscio
ferito
il tuo guscio di ghiaccio..
Ora riposa
povera penna stanca..
Oggi sono felice…

Maria Isabella D’Autilia

Uno strano sabato

Oggi è una strana giornata, non è successo nulla di particolare ma è come se io fossi sulle spine.  Mi sono messa a scrivere nel tentativo di chiarirmi le idee, di solito mi riesce. Le parole  cominciano ad inondare lo schermo del computer e intanto rifletto. Fuori fa un freddo cane, c’è un vento freddissimo e molto forte. Penso  alla mia amica che vive in Valle d’Aosta, da lei forse farà più freddo e magari nevicherà anche, dopo provo a chiamarla al telefono.  Mia figlia  è stata fuori a pranzo, mio marito ed io ci siamo fatti una bella spaghettata di mare, siamo stati bene. Questa mattina ci eravamo dedicati alle compere, tutto come al solito, eppure ora  è  come se fossi oppressa da un silenzio assordante.  Avrei voglia di abbracciare tutto il mondo, di sciogliermi in lacrime di condividere ciò che mi pesa sul cuore….  Avrei molte cose da fare ma la mia mente non collabora, sta pensando ad altro. E’ stata una settimana faticosa, mille piccole incombenze hanno gravato sui miei giorni, forse io avevo bisogno di starmene un po’ tranquilla, di scrivere, di leggere un bel libro o anche solo di pensare e di grogiolarmi un po’ nei ricordi. Sarà questo, probabilmente mi serve  un po di tempo per me, dovrei volermi un po’ più bene e prendermi degli spazi… forse, può darsi… ma si sarà così.  Domani andrà meglio.

Restare con il blog

Questa mattina avrei voglia di restare con il blog, questo spazio meraviglioso che mi consente di esternare tutti i miei pensieri, vorrei avere il tempo per buttarci dentro tutto, emozioni, gioie e paure. Vorrei non staccarmi da qui, non uscire come al solito e riuscire invece a mettere in fila i miei pensieri per poi scrivere tutto quello che mi viene in mente. Non posso farlo, ora non posso.. anche oggi la routine la fa da padrona, devo lavorare sui siti, aggiornare i miei portali e poi fare delle commissioni. Il  mio cuore è colmo di emozioni da far male  e quando mi sento così devo trovare un po’ di tempo per scrivere . Questa sensazione inizia di solito nella notte, mi sveglio e nella mente si affollanno pensieri di tutti i tipi che io “traduco” in frasi compiute, in pezzi da scrivere. Ma ora mi manca il tempo, spero di averne un po’ durante la giornata. A dopo.