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Il Sacro Cerchio degli Indiani d’America

Ho sempre apprezzato la saggezza degli Indiani d’America e oggi mi sono messa a navigare tra i siti che parlano di loro. Ho trovato la storia del SACRO CERCHIO dal quale loro traggono la filosofia della loro vita e mi ha colpito il rispetto assoluto per tutte ciò che è sulla terra. Ve lo propongo, male non fa.

Il Cerchio Sacro: sentirsi tutti fratelli Tutto ciò che ha vita, vive nel cerchio: è una delle verità su cui si fonda la cultura Lakota. E’ così per l’uomo che attraversa infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia per poi ritornare bambino. O per le stagioni, scandite in primavera, estate, autunno, inverno e poi di nuovo primavera. O ancora per lo scorrere del giorno che da mattino diventa pomeriggio, sera, notte e poi nuovamente mattino, in un movimento circolare infinito. Ed è dall’infinito, da quando – come racconta la tradizione orale – essi vivevano tra le stelle, che ai Lakota viene la conoscenza del Cerchio Sacro della Vita. Un Cerchio di pura energia, dove la vita scorre in senso orario in un continuum temporale in cui passato, presente e futuro sono una cosa sola. Ma soprattutto dove tutti gli esseri viventi, dal più umile sasso di fiume al più grande dei mammiferi all’uomo, stanno da uguali alla stessa distanza dal Centro. In quel Centro in cui la conoscenza Lakota individua il luogo più sacro, il punto dove arde la Scintilla di Dio e dove s’ incrociano i Poteri delle Quattro Direzioni, i quattro volti di Wakan Tanka, il Grande Mistero.

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Quando la parola razzismo fa moda….

Da qualche giorno lo vediamo scritto su tutti i giornali, gli italiani sono razzisti e a testimonianza di questo si citano il caso del ragazzo di colore ucciso a Milano, i due casi di ragazzi picchiati (uno di colore e uno cinese) e poi il caso dell’insegnante che avrebbe detto al bimbo nero di ritornare nella giungla. Tutti episodi assolutamente gravi ed esecrabili ma che da soli non sono sufficienti a tacciare di razzismo una intera nazione e a soffiare sul fuoco per fomentare ed arrivare poi ad accusare… indovinate chi? Naturalmente il governo  Berlusconi.
Gli episodi di pestaggio perpetrati da italiani sono gravi come gli stupri di migliaia di donne italiane ad opera di extracomunicari, neri o bianchi poco importa, e di questo oggi non si parla più, l’episodio dell’insegnate non fa testo poichè è ormai evidente dai molti episodi negativi che accadono nel mondo della scuola, che la qualifica “docente” non è sempre sinonimo di intelligenza, di umanità e tanto meno di cultura.
Quindi ridimensioniamo il caso e diciamoci con franchezza che l’immigrazione selvaggia che per molti anni ha subito questo Paese ha prodotto, e non per colpa dei cittadini, dei rigurgiti di intolleranza soprattutto tra i giovani che probabilmente, e non a torto, in una situazione di grande difficoltà economica e lavorativa si sentono minacciati nel loro futuro. Il fenomeno è però riconducibile a una minoranza dei giovani.
La ricetta per porre fine a tutto questo è semplice: una immigrazione programmata basata sul lavoro e sul rispetto delle leggi italiane e delle regole di convivenza civile.
Quando si arriverà a questo ci avvieremo verso una integrazione che nessuno si sognerò più di contestare.

Binario 21: una occasione da non perdere

A Milano verrà edificato il Museo della Shoah, sorgerà accanto al famigerato binario 21 che si trova nei sotterrani della Stazione Centrale, da quel binario nascosto partirono i convogli che portarono uomini e donne nei campi di sterminio nazisti. Da quel binario sono partiti ebrei, prigionieri politici, militari, persone senza colore politico e  tutti  con una sola destinazione: i Campi di Concentramento tedeschi. Se è così, ed è così, c’è già un  problema  che grava sulla realizzazione di questo museo e non è di poco conto: è assolutamente riduttivo chiamarlo Museo della Shoah, questo edificio dovrà portare il nome di Museo della Deportazione e dovrà essere un luogo di ricordo, di approfondimento, di informazione per tutti e non solo per chi è  ebreo.  Mi sembra incredibile che ci siano discriminazioni di religione, di appartenenza politica, di status sociale nei confronti di uomini e donne che sono stati trattati TUTTI come carne da macello, che hanno patito le pene dell’inferno e se hanno avuto la fortuna di tornare a casa, hanno avuto la loro vita segnata per sempre. Le istituzioni italiane e in questo caso il Comune, la Provincia e la Regione hanno il dovere di ricordare e onorare tutti i deportati scrivendo su  quel muro, che ora vogliono solo per i deportati ebrei, il nome di tutti coloro che sono partiti da quel maledetto binario. Solo così il ricordo sarà  un grande momento di incontro delle sofferenze di tutti, senza alcuna discriminazione.

Quel “Generale” della mia nonna

Per imparzialità e anche perchè sento già che mi rimprovera devo scrivere anche della mia nonna paterna. Una donna di ferro, che ha lottato per tutta la vita e che ha cresciuto il mio papà da sola e che dopo aver cresciuto lui, ha cresciuto me. E’ sempre stata il punto fermo nella mia vita di bambina  e di adolescente un po’ malinconica, per me lei c’era sempre, mi accompagnava a scuola, parlava con la maestra, c’era solo lei alla mia prima Comunione e c’era ancora lei al mitico concerto di Paul Anka a Milano, aveva accettato di accompagnarmi perchè potessi avere il permesso di mio padre.  Le devo la mia formazione un po’ asburgica ( la sua mamma era austriaca),  il mio senso del dovere e l’intransigenza  che ho anche con me stessa. Non so cosa avrei fatto se lei non ci fosse stata. Il suo rapporto con mia madre era difficile, le liti si sprecavano, ogni tanto minacciava di andarsene e io venivo colta dal panico e tante, tante volte sono stata colta dalla paura di perderla. L’ho persa veramente quando aveva 86 anni, ma lei  ha fatto in tempo a vedere i miei figli a giocare alle carte con loro, a fare con loro il primo giro in metropolitana. Era in gamba la mia nonna, una vera lottatrice che però si commuoveva ascoltando un valzer o la romanza di un’opera, mi diceva che  le ricordavano la sua giovinezza e la sua Verona … Anch’io amo i valzer, le romanze delle opere e anche Verona e mi dicono che abbiamo preso molto da lei.

Ciao Nonna, grazie di tutto, anche di essere stata severa perchè io sono contenta di essere come sono.

Caro Nonno Luigi

Ho accompagnato mio marito ad assistere alla riesumazione del suo papà. Purtroppo  in una città affollata come la nostra anche i defunti si contendono lo spazio e dopo un certo numero di anni cambiano di dimora, passano dalla nuda terra ad una celletta ossario. Questa mattina alle 8,30 abbiamo assistito alla pietosa composizone della cassetta contenete i resti di mio suocero e lo abbiamo accompagnato alla sua ultima dimora. Sapevamo che lui era tanto distante da quel luogo, ma l’emozione e i ricordi ci hanno sopraffatto. Mio suocero era una persona mite,  un nonno che insegnava ai nipoti le cose semplici con una saggezza antica. I miei figli lo ricordano durante le ferie nella sua casa di campagna intento a preparare la polenta e non hanno dimenticato il suo sguardo che si illuminava per la gioia di averli intorno.  Era un uomo di poche parole, un grande lavoratore che con i fatti ci ha dimostrato tante volte tutto il suo affetto.

Sono certa che oggi avrà pensato che non avremmo dovuto prenderci tutto quel disturbo per lui, che in realtà in tut stupidad (sono tutte stupidaggini)…. ma avrà anche visto che noi lo abbiamo fatto volentieri e con tanto affetto.

Caro nonno Luigi ti meriti un grazie per i sani principi che hai trasmetto ai  tuoi figli e ai tuoi nipoti e per l’aiuto che ci hai sempre dato per  tenere la barra al centro nel tempestoso mare della vita.

C’è chi diffida e chi apprezza..

Grazie!
“Uno dei più bei diari che io abbia letto negli ultimi anni. Brani che ti riconnettono alla vita, ed al rispetto di essa.” (30 agosto 2006- A.)

Vagando tra i blogs ho trovato un lusinghiero commento sul mio blog, lo trascrivo perchè mi ha fatto tanto piacere e francamente avevo bisogno di qualcuno che apprezzasse lo spirito con il quale scrivo su questo mio spazio.
mercoledì, ottobre 04, 2006