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Feste di fine anno due anni dopo

cI SIAMO SFORZATI DIOggi è l’Epifania del 2016, sono due anni che non scrivo sul blog, improvvisamente mi è mancato, e tanto.
Che cosa è accaduto in questi due anni? Potrei dire nulla di buono, ma forse sarei ingenerosa. Per come è andato il nostro Paese in questi tempi, noi ce la siamo cavata economicamente, anche se sempre in modo più stentato.
Mio figlio ha perso il lavoro un anno fa, da allora, per aiutare lui e la sua famiglia, ci siamo veramente privati di tante cose, ma lo abbiamo fatto volentieri.
In settembre è mancata la mia adorata Schnauzer gigante, se ne è andata all’improvviso, accanto a me. Come tutte le morti improvvise, anche quella di Flora ci ha lasciato costernati e pieni di dolore.
Ci siamo asciugati le lacrime e tre giorni dopo siamo andati a prendere una Schnauzer media pepe e sale, alla quale abbiamo dato un nome bellissimo, si chiama Tosca e farà compagnia al piccolo Strauss che è rimasto solo.
Tosca è molto bella e molto affettuosa, ma solo con noi, e questo ci crea qualche problema, speriamo che cresca in saggezza, è ancora piccola
Ma arriviamo ad oggi, le feste sono trascorse e nemmeno tanto male, mio figlio ha finalmente trovato lavoro e inizierà l’11 gennaio.
In questo ultimo anno la mia famiglia si è unita molto, abbiamo capito che tutti insieme siamo granitici e ce la possiamo fare, abbiamo messo in campo il meglio di noi e siamo andati avanti.
Le vecchie ferite ci sono tutte, io credevo di averle superate ma non è così, più passa il tempo e più vedo chiaramente il susseguirsi degli eventi, come se fossero stati tutti programmati, probabilmente è stato così.
Ho cancellato dalla mia vita le persone negative, quelle che non ero proprio tenuta a sopportare perchè non davano nulla in termine di affetto, ho fatto bene, ora sto meglio.
Il nuovo anno è cominciato, auguri a tutti voi che mi seguite da tanti anni e un abbraccio sincero a tutti.

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Ferie e ricordi

Ognuno di noi ha trascorso le ferie in luoghi diversi e con persone diverse a secondo del periodo della sua vita. Ogni luogo conosciuto assume così nel tempo un legame particolare con la persona con la quale si è condiviso il soggiorno.

Quando poi perdiamo le persone care che ci sono state più vicine, diventa davvero difficile ritornare nel luogo in cui si era stati insieme e felici. Ogni angolo, ogni profumo, ogni azione quotidiana diventa un ricordo, a volte davvero doloroso.

Ricordo che quando morì la mia nonna materna alla quale ero molto affezionata, ritornai qualche tempo dopo al mare dove ero stata diverse volte con lei e, all’apparire di una vecchina che le somigliava molto, scoppiai a piangere disperatamente pensando a lei.

La cosa che dobbiamo fare allora è quella di ricominciare a vivere cercando un luogo nuovo per trascorrere una vacanza, un luogo tutto nostro che non permetta ai ricordi di farci soffrire.

A volte occorre difendersi anche dai ricordi …

Una poesia per il mio papà

PADRE, SE ANCHE TU NON FOSSI IL MIO
di Camillo Sbarbaro

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
Che la prima viola sull’opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

Il regalo

Dopo un periodo molto travagliato della mia vita,  sfociato nella morte dei miei genitori, mi sono  ritrovata accanto una la zia, la sorella di mia madre.  Io adoro le persone anziane e forse avrò la possibilità di fare per lei quello che, per diversi motivi, non ho potuto fare per mia madre. La zia ha sempre vissuto tutti gli eventi della mia famiglia, a volte ne è stata così coinvolta che mi era sempre parso innaturale che improvvisamente se ne fosse estraniata.  Ora ha 83 anni, vive sola, ma il suo alloggio è proprio accanto al mio e questo facilita il nostro rapporto, devo dire che lei  ha per me tutte quelle attenzioni che da tanto tempo non ero più abituata ad avere. Certo capita che  si dimentichi le cose, o  che le ripeta più volte… ma se cucina qualche cosa me ne porta sempre un assaggio e  quando cucino io prevedo sempre una porzione anche per lei……

Ciò che veramente mi riempie il cuore è il poter parlare con lei di tante cose accadute quando ero bambina, per tanto tempo non ho avuto più testimoni della mia infanzia ed è stato tanto doloroso. Non poter dire a nessuno.. ti ricordi? mi faceva tanto male. Invece ora lo posso dire a lei, lei c”era.. lei viveva con la mia nonna, lei ha visto il mio papà ritornare dal campo di concentramento, lei mi ricorda bambina e ha il piacere di raccontare. Lei è una grande ricchezza per me, è il regalo più bello che il buon Dio poteva farmi.

Maledetto Alzheimer!

In questi giorni sto svuotando la casa dei miei genitori, entrambi se ne sono andati nel giro di tre anni e la loro casa è da sempre  la nostra casa, la casa dove io e mia sorella abbiamo trascorso i nostri anni tra l’infanzia e la giovinezza, la casa che condividevamo anche con la nonna paterna e quindi questa operazione mi addolora moltissimo. Ieri, mentre ero indaffarata a separare le cose che potevo tenere da quelle destinate inesorabilmente al macero, ho rinvenuto  una decina di raccoglitori pieni zeppi di fogli scritti a mano dal mio papà, erano il suo studio di ristrutturazione logistica delle aziende. Da quello studio ha preso corpo negli anni ’60  la logistica in Italia e molti, moltissimi  articoli pubblicati da lui su giornali e riviste di settore erano li a dimostrare le grandi capacità menageriali di un uomo, la sua fervida intelligenza e il suo valore.

Accanto a questi raccoglitori che ho subito deciso di conservare, ho ritrovato un libro che mi ha stretto il cuore,  potrei descriverlo come un quadernone destinato ai bimbi della scuola materna.. c’erano cani e gatti abbozzati che avrebbero dovuto essere completati insieme ad alberi e casette.  Erano gli esercizi che facevamo fare a mio padre ammalato di Alzheimer per cercare di aiutarlo, ricordo che teneva la matita in mano in modo incerto e non sempre riusciva a completare un disegno.

Come ha potuto una persona così in gamba da scrivere addirittura trattati di logistica ridursi a non riuscire a tenere in mano una matita?  In questo passaggio c’è stato tutto il calvario di mio padre e della mia famiglia, tutto il dolore che ha devastato le vite di molte persone.

Tengo a dire che mio padre, pur con mille difficoltà si chinava su quei fogli  un poco buffi e con la matita in mano cercava di fare del suo meglio per riuscire nel suo “lavoro”.  E’ questo che ha fatto per tutta la vita, ha tirato dritto, lottando a testa bassa anche contro il maledetto  Alzheimer, solo che quella è stata la sua  ultima battaglia.

La mia mamma


La mia mamma se ne è andata questa mattina. Sono riuscita a salire da lei e a chiuderle gli occhi, l’ho abbracciata forte e le ho detto  che le volevo bene.. poi l’ambulanza e le solite procedure che fanno di un transito verso un’altra vita una grande complicazione burocratica.

Io e lei, da qualche anno non avevamo un buon rapporto, ultimamente ero riuscita a superare il ricordo di tante cose che mi impedivano di riavvicinarmi e lo aveva fatto anche lei. Qualche giorno fa mi aveva chiamato per regalarmi la medaglia d’oro che era di mio padre, il premio di tanti anni di lavoro. Ero rimasta stupita, non sapevo nemmeno che quella medaglia esistesse, lei mi aveva detto: “lo faccio perchè non durerò in eterno”… e io avevo avuto un brutto presentimento.

Mercoledì scorso era caduta in casa, aveva passato una notte in ospedale per accertamenti e giovedì mattina mi aveva stranamente telefonato, una telefonata tenera piena di affetto fatta dalla sua stanza di ospedale nell’attesa di essere dimessa. Avevo avuto un brivido, non era il suo solito atteggiamento e ne avevo anche parlato con mia figlia e mio marito.

Ieri sono salita per salutarla, era spaventata, un po’ confusa e piena di lividi, l’ho rassicurata e l’ho lasciata serena… fino a questa mattina.

Dicono che la morte colga all’improvviso, non è così.

Ciao mamma, ti voglio bene!

Il nostro cammino

A volte il nostro cammino non è facile, qualche volta incespichiamo, qualche altra cadiamo e facciamo fatica a rialzarci ma alla fine ci rimettiamo in piedi e proseguiamo la strada sperando magari di trovare un percorso un pochino più semplice, che ci faciliti l’incedere.

Sapete che cosa vi dico… l’importante è andare avanti,  l’importante è non mollare… la vita è come una strada lastricata di difficoltà e ogni volta che ne superiamo una diventiamo  un pochino più forti.  Alla fine avremo con noi un bel bagaglio di ricordi gioiosi o tristi, ma ci saranno.. se non avremo rinunciato a vivere.  Allora con  il viso segnato dal tempo, potremo fermarci perchè sapremo che in fondo la nostra vita è stata meravigliosa.