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Un piccola speranza

Ieri è accaduto un fatto inaspettato: una persona con la quale avevo interrotto i rapporti da molto tempo ha cercato un chiarimento con me, o diciamo meglio.. il chiarimento lo abbiamo cercato in due, visto che ero stata io ad andarla a trovare, sapendola in cattive condizioni di salute. Alla fine della chiacchierata, la persona, molto anziana e con gravi difficoltà motorie, si è sforzata di alzarsi dalla sedia a rotelle per abbracciarmi, mi ha stretto forte e mi ha chiesto scusa per avermi fatto soffrire, io ho fatto altrettanto con lei….. forse il grande dolore che ha travolto entrambe ha provocato anche in me reazione che non avrei voluto avere. Sono contenta di aver messo una pietra sopra a tutto, anche se non potrò dimenticare, ma ho perdonato e forse le ho regalato un po’ di serenità.
Credo nella sua sincerità, voglio crederci, devo crederci.  Forse per noi c’è un’esile speranza, forse non tutto è perduto.
Da molto tempo avevo una ossessione: quella di perdere questa persona, che come ho detto, è molto anziana, senza darle un abbraccio. Ora l’ho fatto, l’abbiamo fatto insieme e questo gesto io non lo dimenticherò.

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Coraggio e orgoglio

Avrei mille cose da fare ma non riesco a combinare nulla. Da due giorni a questa parte si sono riaperte vecchie ferite e così ho capito che non potrò mai dimenticare, non solo, non riuscirò mai nemmeno a perdonare.

Ci ho provato, so che il perdono farebbe più bene a me che a “loro” e pensavo di esserci riuscita, è svanito tutto con l’arrivo di una telefonata che mi ha riportato indietro nel tempo…. e da quella telefonata non sono più stata bene, sono sprofondata nel baratro un’altra volta.

Mi trovo davanti persone che mi hanno profondamente ferita e che non se ne sono nemmeno accorte, davanti alle loro negazioni ho pensato che potesse essere solo   una questione di diversa  sensibilità, ma poi ho ricordato che i fatti sono li a dimostrare le mie accuse, i fatti sono realmente accaduti, non me li sono inventati e questi fatti hanno causato tanto dolore a mio padre e anche a me.

Credo di avere solo una via d’uscita, dolorosa ma definitiva.  Se avrò il coraggio di percorrere questa strada dovrò mettere da parte l’orgoglio e prendere atto con estremo realismo di come è oggi la situazione, ne parlerò con mio marito e i miei figli e po risponderò alla “loro” proposta indecente.

Credo che la via del dolore per me non sia ancora finita, ma questa volta devo andare fino in fondo per riprendermi la mia vita.

Riuscirei a perdonare se….

La causa civile che ho intentato due anni or sono nei confronti di persone che avrebbero dovuto essere per me le più care al mondo, non ha avuto fino ad ora alcun esito.

Stanca e provata psicologicamente e fisicamente per il protrarsi di una tensione e di un dolore insopportabile che si è aggiunto a quello per la morte del mio papà, ho deciso di ritirare gli atti e di non pretendere più nulla di quanto arbitrariamente mi è  stato tolto.

Con il passare dei giorni mi è  stato sempre più chiaro che io non avevo alcun interesse ad un risarcimento materiale, quello che io pensavo di poter ottenere dalla causa era solo  l’affermazione della giustizia e  una compensazione per la privazione di affetto di cui ero stata oggetto. Ora comprendo che questo è sbagliato, non si può avere affetto per sentenza, se l’affetto non esiste meglio prenderne atto e in questo caso ho capito che proprio non esiste.

I miei recenti problemi di salute e la necessità di continuare con la mia vita sono state le concause di questo ultimo atto di una vicenda penosissima. Il fatto di averlo fatto per me e per la mia famiglia mi conforta molto.

Certo questo non pacifica nulla, anzi  se ce ne fosse stato ancora bisogno, mette in evidenza la divergenza insanabile di comportamenti, di azioni, di sentimenti tra me e le persone oggetto della causa. Le prese in giro, le umiliazioni, le calunnie che mi hanno inflitto restano tutte .

Quando i torti sono morali e toccano le sfere più intime delle persone o gli affetti più cari è difficile riuscire a perdonare in assenza di un pentimento, e questo pentimento non è mai stato manifestato, in ogni modo  io non desidero più nulla se non la mia tranquillità.

Chiudo il capitolo perchè ho il dovere di ridare serenità alla mia famiglia e di continuare a vivere al meglio che sia possibile,  ho il diritto di fare le mille bellissime cose che ho in mente e che sono certa mi daranno tanta soddisfazione. Chi mi ha fatto del male se la vedrà con la sua coscienza.

Capitolo chiuso.

legge

Pensieri

Un giorno mi sentii dire: “sono sola, devo pensare a me stessa prima che agli altri” e pensai che la solitudine sarebbe stata superata proprio aiutando gli altri.

Mi sentii dire anche: “è un povero demente, non voglio pensare a lui non ne vale la pena” e  pensai che quell’uomo che mi sorrideva e mi faceva un buffetto sulla guancia forse senza riconoscermi, non era un povero demente era mio padre e io non potevo non amarlo.

Mi sentii dire :“che cosa vuoi? Tu non sei nessuno”, e  sentii la porta sbattere dietro la mia fuga e pensai che non avrei più versato una lacrima per avere un po’ del suo affetto.

Quella porta non si è più riaperta e io non riesco a dimenticare,  immagini di dolore e parole non dette popolano i miei sogni aspettando un’ alba che tarda ad arrivare.

Per quanto ancora?

No, non sono stata buona

A Natale è doveroso essere buoni, te lo dicono in tutte le salse, essere buono è una cosa che devi fare almeno a Natale. Ieri non sono stata buona, non ho potuto esserlo. Non ho cercato i miei parenti più prossimi, non li ho proprio visti, non so che fine abbiano fatto, so però quello che mi hanno fatto e non riesco a perdonare. Non lo posso fare, proprio non ce la faccio. La badante di mio padre mi ha raccontato ieri, per l’ennesima volta, le loro cattiverie soprattutto nei confronti del papà, ed è proprio per lui, una persona che non si poteva difendere, che io non posso perdonare. Tempo fa, quando speravo ancora in una riconciliazione, avevo chiesto a mia madre solamente di volermi bene, lei è rimasta immobile davanti a me senza dire una parola, non un abbraccio, non una lacrima mentre le mie mi inondavano il viso, allora ho capito che non c’era più niente da fare. E’ una situazione molto dolorosa, ma senza ritorno. Forse mia madre non pensa che potrebbe non esserci il tempo per dare una carezza ad una figlia o per avere la sua mano tra le mie nel momento dell’addio o forse semplicemente lei questa figlia non la ama, me lo ha dimostrato tante volte, fin da quando ero solamente una bambina e io devo rassegnarmi.