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Star male dentro

Oggi è uno di quei giorni in cui i morsi della malinconia e della solitudine fanno male. E’ iniziato tutto con uno strano malessere e la troppo conosciuta voglia di uscire, di prendere aria, con lo stomaco stretto in  una morsa e un senso di oppressione indicibile. Non so perchè questo capiti, ma quando succede mi vien voglia di mettere la mia vita in discussione, di cercare una risposta ai mille perchè che mi affollano la mente. Le immagini di ciò che è stato mi scorrono davanti e io non posso fare nulla per fermarle, devo solo riviverle e soffrire ancora senza potermi difendere. La sensazione che qualche cosa stia per accadere mi ha fatto compagnia tutto il giorno. Ho cercato di fare tutto quello che dovevo fare, ma i pensieri andavano per conto loro e ora mi sento sfinita. Vorrei riuscire a lasciare le mie ansie in questo post e credere che domani sarà davvero  un giorno migliore.

La giornata volge al termine…

Per fortuna la giornata sta finendo, Flora è sdraita sulla sua cuccia, ogni tanto cerca di alzarsi ma non ci riesce, ha smesso di tremare. E’ stata operata oggi alle 15,30, è andato tutto bene ma il tempo sembrava non passare mai. Abbiamo scavato un solco davanti allo studio del vet in attesa di avere notizie sull’esito dell’intervento prima e per portarla a casa poi. La piccola non si è smentita nemmeno questa volta, prima di essere sedata ha tentato di mordere l’anestesista nonostante la presenza del suo educatore e al momento di essere portata in macchina in braccio ha ringhiato senza voce (per via dell’intubazione) al veterinario che ci stava aiutando. Come ha visto mia figlia ha cercato di chiamarla con la zampona e naturalmente lei è scoppiata a piangere. Assistere all’anestesia del tuo cane, dopo che sai cosa si prova a doverne addormentare uno per sempre ti mette a dura prova, ti sembra di rivivere il distacco anche se sai che questa volta il cane si sveglierà. Insomma, è fatta e come si dice, domani sarà un altro giorno. Questa notte faremo i turni io e mia figlia, ovviamente l’unica che dormirà sarà Flora.

Paura per la morettona

Domani sapremo quando lanostra Floretta verrà sterilizzata, mi auguro che sia il giorno dopo perchè le attese mi distruggono. Pochi minuti fa sono stata presa da una paura irrazionale, so che l’intervento non è difficile, ma sempre di un intervento si tratta. Mi dico che lo facciamo per il suo bene, e questo è senza dubbio vero. Tempo fa avevo parlato anche con l’allevatrice e lei stessa mi aveva consigliato di farla sterilizzare perchè dopo i 3 anni le femmine possono andare incontro a problemi. Quindi tutte queste cose le so, ma poi guardo gli occhioni di Flora, sono dolcissimi e fiduciosi e a me pare di tradirla. Sarà terribile anche vedere che le fanno l’anestesia… insomma incrocio le dita, la affido al suo Angelo Custode (sono certa che anche i cani ne hanno uno) e poi c’è la sua sorellona Rhoda che la guarda dal Ponte Arcobaleno e le sorride. Forza Floretta, vedrai che andrà tutto bene.

E’ iniziato il 2007, nonostante tutto.

E’ la prima volta che mi capita di passare l’ultimo giorno dell’anno vecchio e il primo di quello nuovo fuori e dentro da un ospedale. Mio padre si è leggermente ripreso e non so che cosa augurarmi per il suo bene. E’ accaduto tutto all’improvviso, ieri sull’ambulanza a sirene spiegate mi sembrava di vivere in un’altra realtà, poi l’arrivo al pronto soccorso e l’incontro con tanto altro dolore. Tutte persone che, come me, avevano un parente malato o erano esse stesse in cattive condizioni di salute. L’affannarsi dei pochissimi medici non riusciva a rendere fluida la situazione: gente che aspettava dalla mattina alle 11 e quando sono arrivata con mio padre erano le 17,30. Poi il ricovero e un’altra attesa per vedere il medico del reparto e sapere che le cose non andavano bene per nulla, poi la badante che non voleva fermarsi per la notte perchè doveva andare a festeggiare e la ricerca affannosa di un infermiere che rimanesse accanto a mio padre e poi, tra squilli di telefoni e messaggi dei miei figli che volevano sapere del nonno, finalmente a casa. Erano quasi le dieci di sera e mia figlia aveva preparato la cena e un dolce che nessuno ha avuto voglia di assaggiare. La mezzanotte è arrivata e la solita scarica di botti mi è sembrata quanto mai inopportuna, il mio pensiero era un altro, il nostro pensiero era molto lontano dal giorno e dal momento che tutto il mondo festeggiava. Avrei voluto gridare, per favore fate silenzio, mio padre sta male, forse sta lasciando questo mondo, ma non l’ho fatto. Mio marito e mia figlia mi hanno proposto timidamente un piccolo brindisi, abbiamo brindato alla nostra salute e al papà affinchè accadesse il meglio per lui. Dopo una notte agitata eccomi ancora all’ospedale con mia figlia. Mio padre sembra essersi leggermente ripreso, altri visitatori giungono in reparto, ci si scambia un augurio di buon anno perchè la vita, nonostante tutto, continua. Mi vengono in mente i bellissimi capodanni trascorsi con tutta la famiglia, le mie nonne comprese: prendevamo tutti la benedizione del Papa e poi ascoltavamo il Concerto da Vienna, sul tavolo lenticchie e cotechino la facevano da padroni. Ho rispettato la tradizione perchè, in previsione di andare a prendere mio padre alla casa di riposo per condurlo a casa sua, avevo preparato tutto il giorno prima e sono grata a mio marito che si è premurato, in mia assenza di riscaldare le vivande e di rendere un poco più giogioso un giorno come questo. A volte si da tutto per scontato e quando poi le cose non vanno come dovrebbero allora si apprezza ciò che non possiamo più avere. Quest’anno è andata così, oggi è festa ma non per noi. In queste circostanze voglio ricordare tutta la gente che è negli ospedali e i parenti che soffronno la loro assenza: a tutti loro, e a chi si occupa del prossimo condividendo dolore e speranza, buon anno da parte mia e della mia famiglia.

Mio padre è in coma

Questo pomeriggio alle 16 circa mio padre è svenuto e non si è più ripreso, è stato trasportato dalla casa di riposo all’ospedale S.Giuseppe e dopo vari accertamenti clinici mi è stato detto che probabilmente si tratta di un fatto cerebrale, in poche parole un ictus, la cui gravità verrà valutata con il passaggio delle ore. Ora papà è sprofondato in un sonno profondo dal quale credo sarà difficile risvegliarlo. Nella settimana appena trascorsa ha avuto un aggravamento dello sue condizioni polmonari, gli è stato scoperto un focolaio al polmone sinistro. Non credo che per lui siano state messe in atto tutte le cure necessarie e che i medici della casa di riposo che lo ospita si siano mossi con molta superficialità. Mentre lo portavano in ospedale adagiandolo sul solito telo arancione l’ho visto sofferente, i piedi e la schiena piagata, il corpo scheletrito, senza forze. Gli ho parlato, spero che abbia percepito almeno la mia presenza, poi il sonno si è fatto sempre più profondo. L’ho lasciato in ospedale sussurandogli di lasciarsi andare, pensando che forse ora il Signore avrà pietà di lui, forse lo accoglierà acanto a se. Mio papà ne ha passate tante nella sua vita, prego mia nonna Maria, la sua mamma, perchè lo aiuti a passare oltre, perchè il suo spirito si liberi dal suo corpo malato e lui torni ad essere il grande uomo che è sempre stato. Ti voglio bene papà, te ne vorrò sempre.