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Ritorno al passato

Dopo molto tempo ritorno sulle pagine di questo blog. Amo questo luogo virtuale, qui ho trovato tante amicizie, tante persone che mi hanno confortato e aiutato nei momenti peggiori della mia vita, sono affezionata a tutti voi e penso che ritornerò a scriverci.

Voi come state? Spero bene, almeno con il cuore. Il mio di cuore sta un po’ meglio, i dolori si sono un po’ ridimensionati anche se a volte tornano prepotentemente ad affacciarsi nella mia mente.

I rapporti con la mia famiglia sono solo apparentemente più facili, in realtà tante cose non sono state chiarite e penso che non lo saranno mai, c’è un apparente accantonamento dei problemi, forse portarli alla luce fa troppo male.

Spesso mi sento sola… è proprio vero che si rimane sempre figli anche quando i nostri figli ci chiedono di essere solo genitori!

Mio marito ed io, dallo scorso anno, cerchiamo di ricrearci una nuova realtà quotidiana, i genitori non ci sono più e i figli sono fuori casa e noi ricominciamo come abbiamo fatto tante volte durante il nostro matrimonio. 

I miei progetti sono legati allo scrivere, ho due libri in cantiere, entrambi difficili, presto ve ne parlerò, ora mi piacerebbe sapere di voi…..

Un messaggio in bottiglia

La notizia è di oggi ed è di quelle che fanno venire i brividi.  Scavando in un muro nel campo di sterminio di Auschwitz è stata trovata casualmente una bottiglia che conteneva una lettera scritta  da alcuni deportati ben 65 anni or sono. Il contenuto della missiva e il nome degli autori sarà reso noto nei prossimi giorni.  Mi commuove la speranza che quelle persone hanno riposto in quel pezzo di carta, non era la speranza di sopravvivere ma solo di essere ricordati, un segno della loro presenza in quel luogo terribile,  numeri tra numeri di  un elenco che magari sarebbe andato distrutto.  Il tempo è galantuomo e la loro lettera colma di angoscia è arrivata fino a noi, figli e nipoti di quella generazione, a testimoniare, se ce ne fosse bisogno, che il passato ritorna, soprattutto se è un passato carico di infamia e atrocità.

 

solo per essere ricordati....

solo per essere ricordati....

Alla ricerca delle mie radici

Sono stata a Verona, avevo un grande desiderio di incontrare i parenti di mio padre e la maggior parte di loro abitato ancora in città. Avevo preannunciato il mio arrivo con troppo poco anticipo e così ho potuto vedere solo Silvana, una cugina di mio padre con la quale, per altro, avevo fin da bambina un ottimo rapporto. Lei ora è una nonna appagata, ha ben 6 nipotini e credo una vita serena da matriarca. Sia lei che il marito sono stati tanto cari, mi avevano preparato un filmino del 1989 girato in occasione di una loro visita a Milano, così ho rivisto mio padre e ho risentito la sua voce. Ho trattenuto le lacrime a stento, ma sono contenta di averlo visto. Silvana mi ha fatto sentire a casa e  ha ricordato con me periodi di vacanza spensierati con la mia nonna e la sua mamma e altri episodi delle nostre vite che abbiamo condiviso. Sono stata felice di aver trovato qualcuno che ricordava la mia infanzia, le mie visite a Verona con la nonna e il mio papà da ragazzo. Da tempo non potevo condividere ricordi con nessuno, mio padre non era più in grado di ricordare da almeno quattro anni, mia madre non ha mai fatto parte dei miei ricordi di bambina e ora è molto distante da me. Quando è morto il mio papà mi sono sentita all’improvviso privata di tutto questo ed è stata una sensazione orribile. Silvana mi ha dato anche le foto dei miei bisnonni, dei fratelli della mia nonna morti subito dopo la prima guerra mondiale e ho avuto delle sorprese, ho scoperto alcune somiglianze accentuante con i miei figli, questi sono i misteri della genetica.