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La casetta segna tempo

Ho trovato in un Mercatino di Natale una casetta segna tempo, una di quelle con il tetto rosso, un piccolo giardino davanti e l’omino e la donnina che escono a secondo di come cambia il tempo. Non ho saputo resistere e l’ho acquistata. Ora è su una parete della mia cucina, forse non è proprio in tema con il resto dell’arredamento, ma con i miei ricordi si. Ne avevo una da bambina e ricordo che guardavo ammirata il cambio di posizione dei due  personaggi  senza comprendere bene come potesse accadere quel piccolo miracolo. Ora l’innocenza dell’infanzia è stata probabilmente sostituita dalla voglia di stupirsi ancora in una età in cui tutto dovrebbe essermi noto. Diciamo che  ho voluto  dar  retta alla bambina che c’è in me e ne sono contenta, dovrei farlo più spesso.

I luoghi dell’infanzia

Oggi sono tornata nel  luogo dove ero solita trascorrere le vacanze estive con la mia nonna, la valle è laterale al lago di Como e si protende dolcemente verso la Svizzera, in alto, dall’ultimo paese,  si possono ammirare sia il Lario che il lago di Lugano, uno spettacolo.  A distanza di cinquant’anni ho trovato molte cose che mi erano  famigliari, come se il tempo si fosse fermato.. certo è  tutto più piccolo,  naturale che sia così,  io a quell’epoca vedevo il mondo con gli occhi di una bimba. In quel piccolo paese ho trascorso le vancanze più belle dalla mia infanzia, per quattro anni mi sono goduta la natura e la libertà. Mentre guardavo il muretto che costeggiava la mia vecchia casa vedevo ancora  i  miei compagni di giochi, molti di loro abitavano come me a Milano, altri vivevano li. Non c’erano pericoli allora e la nonna mi consentiva di giocare in allegria e serenità, ricordo la durata interminabile delle giocate a nascondino, i salti spericolati nella cascina per “schiacciare il fieno”, le indigestioni di frutta.. quasi sempre acerba, le nocciole e le noci staccate dalla pianta e le mani tutte marroni, e poi  “le prove di abilità” per vedere chi salvata più in alto. Ogni tanto la nonna mi faceva indossare un vestitino bianco a pallini blu,  ce l’ho ancora davanti agli occhi, quello era il segnale che stavano arrivando i miei genitori. Allora mi mettevo in piedi  sul muricciolo  che costeggiava la provinciale ad espettare il pulman che arrivava da Milano e quando li vedevo scendere venivo presa da una sorta di timidezza mista ad emozione, il bacio di papà mi faceva sempre arrossire.

Ora ho il cuore colmo di emozioni e mi fermo qui… ma ho molte cose da raccontarvi, piccoli tasselli di una porzione della mia vita… bellissimi!

Magia della neve

L’abbiamo trovata questa mattina al nostro risveglio. Una leggera coltre bianca aveva già coperto il giardino e i fiocchi continuavano a scendere volteggiando nel cielo  come  mille pensieri da prendere al volo, come mille parole sussurrate al nostro orecchio distratto prima che tutto abbia fine. E allora la nostra mente è tornata all’infanzia, alla giogiosa sorpresa di una nevicata, alla nonna che raccoglieva con un bicchiere la neve pulita per farci una granita al limone, ai pupazzi di neve con il naso a carota, ai mille giochi inventati in un’età  in cui la città imbiancata portava solo allegria. La neve è anche questo, il ricordo indelebile di quello che eravamo che si rinnova ogni volta, che ci prende per mano e ci riporta all’infanzia, forse per farci capire ciò che veramente conta nella nostra vita.

Sentirsi amati

Tutti vorremmo sentirci amati, è nella natura umana il bisogno di dare e ricevere amore, ma non è sempre così, non è automatico che le persone che amiamo ci amino a loro volta. A volte non è questa la questione, le persone non c’entrano, sono  le nostre insicurezze affettive, magari di vecchia data, che ci fanno essere perennemente alla ricerca di conferme o che condizionano i nostri comportamenti fino a renderci profondamente infelici.  Le negazioni d’amore subite nell’infanzia marchiano la vita affettiva di una persona per tutta la vita. Nel mio caso è stato così. Sono stata cresciuta dalla nonna paterna  in una situazione famigliare tesa e conflittuale, ho sempre pensato di non avere altri che lei e in seguito, quando sono stata più grandicella, mio padre. Poi ho avuto la mia famiglia e altro affetto da dare e ricevere, ma le ferite ci sono e ogni tanto vengono a galla. So che mio marito mi ama teneramente e lo stesso credo sia per i miei figli, eppure a volte penso veramente di non essere importante per loro e allora sto malissimo, non dico nulla, non è nel mio carattere chiedere conferme, vengo presa da una pronfonda malinconica e sto malissimo……

Frittura dolce

Ho finalmente ritrovato da un vecchio pastaio la frittura dolce. La mangiavo da bambina, lo stesso faceva mio marito…. allora era un fine pasto fantastico, un piccolo dolcetto che si mangiava dopo il primo. Questo era quello che passava il convento. Ora può essere uno sfizio da far provare al nostro nipotino ma ha sempre il delizioso profumo dell’infanzia e  in un mondo in cui tutto cambia rapidamente è bellissimo scoprire che esiste ancora qualche cosa del tuo passato, anche se è una cosa semplice come questa. La preparerò questa sera: taglio a metà i quadrotti di semolino dolce, li faccio passare nel pangrattato e poi li friggo nel burro e cospargo di zucchero…. alla faccia di tutti i dietologi di questo mondo