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Ferie e ricordi

Ognuno di noi ha trascorso le ferie in luoghi diversi e con persone diverse a secondo del periodo della sua vita. Ogni luogo conosciuto assume così nel tempo un legame particolare con la persona con la quale si è condiviso il soggiorno.

Quando poi perdiamo le persone care che ci sono state più vicine, diventa davvero difficile ritornare nel luogo in cui si era stati insieme e felici. Ogni angolo, ogni profumo, ogni azione quotidiana diventa un ricordo, a volte davvero doloroso.

Ricordo che quando morì la mia nonna materna alla quale ero molto affezionata, ritornai qualche tempo dopo al mare dove ero stata diverse volte con lei e, all’apparire di una vecchina che le somigliava molto, scoppiai a piangere disperatamente pensando a lei.

La cosa che dobbiamo fare allora è quella di ricominciare a vivere cercando un luogo nuovo per trascorrere una vacanza, un luogo tutto nostro che non permetta ai ricordi di farci soffrire.

A volte occorre difendersi anche dai ricordi …

Lacrime

Ieri la cara ragazza che ha fatto da badante al mio papà è volata in cielo e ha portato con se la bimba che aspettava e che avrebbe dovuto nascere proprio in questi giorni. Non ho notizie precise su quanto è accaduto, lei si era trasferita in Romania, lavorava con il marito e dalle ultime notizie avute la gravidanza andava bene e lei, dopo tanti anni, era  finalmente felice.
V. Aveva avuto una vita tormentata, era stata lasciata dal primo marito che si era preso i tre figli, era venuta in Italia e aveva lavorato sodo per aiutare i suoi genitori a costruirsi una casa in Ucraina,  il suo cammino si era incrociato con il mio, ma soprattutto con quello difficile del mio papà in una giornata di settembre del 2006. Devo a lei e alla sua generosità se  mio padre ha potuto vivere i suoi ultimi sette mesi di vita a casa sua. Gli si era dedicata con tutto l’amore possibile e lui la ricambiava di pari affetto, riusciva a farle delle carezze e a sorriderle con gli occhi. Il rapporto con lei non si era interrotto con la morte di papà, aveva l’età dei miei figli e mi sentivo di doverla aiutarla.
Per tre anni si era presentata alla messa in memoria di papà, mi diceva che “nonno”  le era rimasto nel cuore proprio come lei è rimasta nel cuore a noi.
Recentemente si era risposata e la sua figliola più grande era ritornata a vivere con lei, le pareva di toccare il cielo con un dito… e poi l’arrivo della nuova bambina. Forse aveva creduto di poter ritornare a vivere normalmente, aveva sperato in un po’ di felicità, pensava che per una volta il destino si fosse dimenticato di lei.
Non è stato così purtroppo, il suo cuore non ce l’ha fatta proprio quando stava per mettere al mondo la sua bambina e lei se ne è andata portando con se la sua piccolina per essere meno sola.

“Cara V. ti ringrazio per tutto, per il bene che hai fatto al mio papà, per  la tua vicinanza, per il tuo volerci bene, per la tua gentilezza d’animo, per la tua generosità senza fine, ti abbiamo accolto nelle nostra famiglia senza riserve e ora  ti  piangiamo come la più cara delle persone. 

Buon viaggio piccola, si dice che quando muore una persona giovane è perchè è benvoluta da Dio, per te è certamente così. Ti voglio bene!

Maledetto Alzheimer!

In questi giorni sto svuotando la casa dei miei genitori, entrambi se ne sono andati nel giro di tre anni e la loro casa è da sempre  la nostra casa, la casa dove io e mia sorella abbiamo trascorso i nostri anni tra l’infanzia e la giovinezza, la casa che condividevamo anche con la nonna paterna e quindi questa operazione mi addolora moltissimo. Ieri, mentre ero indaffarata a separare le cose che potevo tenere da quelle destinate inesorabilmente al macero, ho rinvenuto  una decina di raccoglitori pieni zeppi di fogli scritti a mano dal mio papà, erano il suo studio di ristrutturazione logistica delle aziende. Da quello studio ha preso corpo negli anni ’60  la logistica in Italia e molti, moltissimi  articoli pubblicati da lui su giornali e riviste di settore erano li a dimostrare le grandi capacità menageriali di un uomo, la sua fervida intelligenza e il suo valore.

Accanto a questi raccoglitori che ho subito deciso di conservare, ho ritrovato un libro che mi ha stretto il cuore,  potrei descriverlo come un quadernone destinato ai bimbi della scuola materna.. c’erano cani e gatti abbozzati che avrebbero dovuto essere completati insieme ad alberi e casette.  Erano gli esercizi che facevamo fare a mio padre ammalato di Alzheimer per cercare di aiutarlo, ricordo che teneva la matita in mano in modo incerto e non sempre riusciva a completare un disegno.

Come ha potuto una persona così in gamba da scrivere addirittura trattati di logistica ridursi a non riuscire a tenere in mano una matita?  In questo passaggio c’è stato tutto il calvario di mio padre e della mia famiglia, tutto il dolore che ha devastato le vite di molte persone.

Tengo a dire che mio padre, pur con mille difficoltà si chinava su quei fogli  un poco buffi e con la matita in mano cercava di fare del suo meglio per riuscire nel suo “lavoro”.  E’ questo che ha fatto per tutta la vita, ha tirato dritto, lottando a testa bassa anche contro il maledetto  Alzheimer, solo che quella è stata la sua  ultima battaglia.

Ma a Natale bisogna essere felici per forza?

La giornata di Natale è trascorsa in famiglia, in modo sereno, eppure una grande inquietudine mi ha accompagnato durante tutta la giornata. Il Natale non è riuscito a rendermi felice, da anni non ci riesce più. Nonostante i buoni propositi della vigilia, il desiderio di immergermi nella festa e di ritrovare lo spirito natalizio e il calore della famiglia, una grande tristezza si è impadronita del mio cuore e non lo ha mai abbandonato.

“Non è obbligatorio essere felici a Natale, uno ci prova, lo fa anche per gli altri, per non intristire la famiglia, ma se non ci riesce non importa”…. ecco che cosa mi sono detta ieri sera mentre la giornata volgeva al termine e io cominciavo a sentirmi meglio.  Poi è  arrivato un sms di una mia cara amica che diceva sostanzialmente questo…“anche quest’anno è andata…” e allora mi sono sentita davvero meglio, mi sono sentita meno “mostro” rispetto al comune sentire.

Ora sono consapevole che non è colpa mia, che il carico emotivo che accompagna il Natale mi devasta… saranno i ricordi, le aspettative legate alla festa, il cuore non predisposto…. ma è così, e io devo solo accettare il mio stato d’animo senza pretendere troppo da me stessa. A Natale si può essere tristi e  si può aver voglia di dormire tutto il giorno e non guardare nemmeno fuori dalla finestra o si può essere gioiosi, allegri, sereni, felici…. siamo tutti parte di  una umanità più o meno dolente e dobbiamo accettarci per come siamo. Quindi cominciamo con il dire che ora come ora io il Natale lo odio.

Alla prossima!

La mia mamma


La mia mamma se ne è andata questa mattina. Sono riuscita a salire da lei e a chiuderle gli occhi, l’ho abbracciata forte e le ho detto  che le volevo bene.. poi l’ambulanza e le solite procedure che fanno di un transito verso un’altra vita una grande complicazione burocratica.

Io e lei, da qualche anno non avevamo un buon rapporto, ultimamente ero riuscita a superare il ricordo di tante cose che mi impedivano di riavvicinarmi e lo aveva fatto anche lei. Qualche giorno fa mi aveva chiamato per regalarmi la medaglia d’oro che era di mio padre, il premio di tanti anni di lavoro. Ero rimasta stupita, non sapevo nemmeno che quella medaglia esistesse, lei mi aveva detto: “lo faccio perchè non durerò in eterno”… e io avevo avuto un brutto presentimento.

Mercoledì scorso era caduta in casa, aveva passato una notte in ospedale per accertamenti e giovedì mattina mi aveva stranamente telefonato, una telefonata tenera piena di affetto fatta dalla sua stanza di ospedale nell’attesa di essere dimessa. Avevo avuto un brivido, non era il suo solito atteggiamento e ne avevo anche parlato con mia figlia e mio marito.

Ieri sono salita per salutarla, era spaventata, un po’ confusa e piena di lividi, l’ho rassicurata e l’ho lasciata serena… fino a questa mattina.

Dicono che la morte colga all’improvviso, non è così.

Ciao mamma, ti voglio bene!

Odio

Perchè mi odi tanto? Perchè hai tutto questo rancore nei miei confronti? Che cos’è.. invidia, insicurezza o che altro? Oggi mi sono venute in mente alcune tue frasi, i tempi erano altri, ma forse adesso, dopo l’uragano che ci ha travolti tutti, acquistano un peso che allora non avevo saputo dare: “...sono sempre di serie B..“, “... si fidano solo di te...”, “.. che palle con questa  tua famiglia...”  e poi tutte quelle ricorrenze  che disertavi con le scuse più banali e l’affannoso ribadire che tu dovevi pensare prima a te stessa;  ad ogni mia richiesta di aiuto la litania era sempre quella, “.. non posso,  devo lavorare, ho delle priorità ….” Eppure il problema di cui ti parlavo era anche tuo, doveva essere anche tuo.  Le spalle grosse della famiglia però  erano da sempre le mie e su queste spalle ci sono saliti tutti, anche tu.  Nessuno ha mai saputo  quanto mi costava  essere come volevano che fossi.. un problema che mi portavo fin da bambina, quando per farmi amare da mia madre avrei fatto di tutto, ma ora è tutto chiaro , ora ho capito che   si appoggiavano tutti su di me per lasciare te, la piccola di casa, libera di fare la tua vita. Quando la situazione si è fatta insostenibile e  la mia famiglia ha rischiato di esserne travolta,  ho “osato” metterti davanti alle tue responsabilità e la tua reazione scomposta non si è fatta attendere, la tua frase di allora era stata agghiacciante  “..investirò sulla persona più sana, quella che è stufa di vivere con  un demente…” , non la dimenticherò più.

Poi hai  fatto  seguire i fatti ed è stata la fine di tutto.  Ma la domanda è sempre la stessa, io che cosa ti ho fatto? Mi odi perchè hai dovuto decidere tu per una volta… o perchè la  decisione che hai preso  ha avuto conseguenze terribili? Mi odi perchè  hai scoperto che le cose sono andate come avevo previsto o per il  rimorso che provi?  Non mi hai più rivolto la parola dopo che la morte ha bussato alla nostra porta, in Chiesa davanti alla bara eravamo su due panche diverse, il mio volto rigato dalle lacrime  e il tuo asciutto, come  indifferente  e poi …

..e poi basta, con quella morte è finito tutto… parentele, rapporti, ricordi.. tutto cancellato da te e da chi ti ha dato credito.  A volte il rimorso gioca brutti scherzi, si preferisce rompere i rapporti  per fingere che nulla sia accaduto…e ora, dopo tre anni, l’odio e la negazione  ti sono compagni di vita e a me restano tante domande  senza risposta.

rimorso

Diario e blog

Il Diario è lo strumento un po’ romantico che mi ha accompagnato in alcuni momenti della mia vita. Forse è ancora di moda o forse no, ora  è stato sostituito dal Blog,  è lo scotto che si paga al progresso tecnologico, anche se riusciamo ad esprimere le nostre emozioni e a segnare delle date importanti della nostra esistenza con dei pensieri o con il racconto vero e proprio di quanto ci è accaduto anche con il computer.  Certo rinuciamo a scrivere con la penna su quel bel libricino che si chiudeva con l’elastico e al quale era stata dedicata anche la bellissima canzone “The Diary” (chi se la ricorda?) ma  riusciamo a personalizzare il nostro blog con le immagini che più ci piacciono e siamo soddisfatte ugualmente.

Il primo diario che ricordo di aver tenuto risale alle scuole medie. Alla fine dell’anno scolastico tutte le compagne di classe lasciavano un pensiero, un piccolo ricordo del tempo trascorso insieme, si faceva a gara a chi faceva il disegno più bello, avevamo tutte un gran da fare a scambiarci i diari, fino a che il giro era completo.

Tenni poi il diario dei miei figli: la foto da piccolissimi, il battesimo, il primo sorriso, il primo dentino, il peso, l’altezza e così via fino al loro primo anno di vita o forse il secondo. Diari gioiosi, ogni pagina era un loro progresso e una mia piccola soddisfazione, i bimbi crescevano bene e io condividevo con loro tutto quanto, un periodo meraviglioso.

Negli anni a seguire  abbinai la parola Diario alla scuola, alla verifica dei compiti e delle lezioni che i bambini avevano da preparare, alle note da firmare, agli avvisi degli insegnanti.. ricordo che il mio figlio maschio, che con la scuola non aveva un gran feeling, era solito scrivere lui le note per la maestra, con le conseguenze che potete immaginare. Era vita vissuta anche quella e il diario ne prendeva costantemente nota.

Gli anni passarono e il mio diario  venne messo nel dimenticatoio. A volte non si ha il tempo e nemmeno la voglia di riflettere su quanto accade,  ci si limita vivere senza porsi troppe domande .. forse le risposte non ci piacerebbero.

Un brutto giorno del 2003 poi scoprii che mio padre era malato, una malattia devastante come l’Alzheimer lo aveva preso di mira, era agli inizi e io, spaventatissima e disorientata sentii il bisogno di sfogarmi con qualcuno e quella sera aprii un blog, questo blog. Iniziai a raccontare, ero un fiume in piena… ogni giorno le mie emozioni, le mie sensazioni accompagnavano i danni che il signor Alzheimer procurava al mio papà, ma anche alle nostre vite. Per quattro anni annotai, commentai, inondai la tastiera di lacrime, soffrii con le amiche che nel frattempo avevo conosciuto, condivisi tutto e scoprii quale meraviglioso strumento fosse il blog. Il mio diario era li, era un po’ meno discreto di quello che avevo cominciato a scrivere alle medie, ma era una pagina di vita viva e pulsante in continuo aggiornamento e forse faceva del bene anche ad altre persone. Mio padre se ne andò, ma io continuai a scrivere… lo sto facendo anche ora e condivido con voi la mia riflessione. So che molte amiche hanno seguito il mio esempio e così capita spesso che per sapere come vanno le cose andiamo a leggere i rispettivi blog e ci aiutiamo con una parola, con  una frase e quando siamo più fortunate riusciamo anche a vederci in faccia creando una bella amicizia reale, che va oltre il diario, oltre il blog e arricchisce la nostra vita.

vecchio diario