Perdonare non vuol dire dimenticare

Siamo sotto Natale e, come ogni anno, le persone che se ne sono andate mancano, mancano davvero.

Della mia vecchia famiglia, mi è rimasta solo una sorella. A lei imputo molti degli accadimenti che negli ultimi anni sono stati causa dei miei dolori più grandi. Io l’ho perdonata o almeno ho pensato di farlo in buona fede, ma in questi momenti, quando mi viene alla memoria  l’ultimo Natale del mio papà, messo da lei in una casa di riposo e poi la querela che lei e mia madre mi hanno fatto, e poi ancora, il gesto di mia madre che ha lasciato un testamento a suo favore, escludendomi , non posso non provare molta rabbia  nei suoi confronti e anche molto dolore.

Sono forse una persona peggiore di quello che penso di essere? Forse si, ma non posso farci nulla.

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Una poesia di Natale specchio dei nostri tempi

Stella di Natale 1983

… e se il Bambino volesse ritornare, non ci sarebbe posto, solo nuda terra e la cometa starebbe a illuminare un desolato spettacolo di guerra. Duemila anni per niente son passati, i saggi e i potenti son Caini, l’amore e la giustizia disarmati: soltanto i poveri Gli saran vicini.
Tanti diranno inutili parole, saranno in prima fila alla capanna, al posto giusto, come sempre al sole, come se Lui guardasse a chi s’affanna e non, invece, a chi è ultimo e oppresso, a chi balbetta e non ha mai successo, si sente piccolo, mite, peccatore ed è da sempre che aspetta il Salvatore.
Solo per questi vorrà nascere ancora Colui che paga il debito per noi: apri il tuo
cuore, è quasi giunta l’ora, fagli la culla e accoglilo (se vuoi). Sarà un Natale lieto, risplendente, ti porterà se stesso come dono, ti darà tanto, non chiederà niente e sarà bello scoprire che sei buono… l’ultimo

Giancarlo Bastanzetti

(grande testimone della Deportazione in una poesia dedicata ai figli)

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” – Montal

Dedicato a chi non c’è più!

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. ”     (Eugenio Montale)

Una poesia bellissima, con il profumo della vita semplice

Confessioni di un malandrino” è l’adattamento della poesia “Ispoved´ khuligana”, scritta dal poeta russo Sergei Aleksandrovich Esenin (1895-1925) nel 1920.

Mi piace spettinato camminare
col capo sulle spalle come un lume
così mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi

ma mi vogliono bene come ai campi,
alla pelle ed alla pioggia di stagione
raro sarà che chi mi offende scampi
dalle punte del forcone.

Poveri genitori contadini
certo siete invecchiati, ancor temete
il signore del cielo e gli acquitrini
genitor che mai non capirete

che oggi il vostro figliuolo è diventato
il primo fra i poeti del paese
ed ora con le scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
alla vacca s’inchina sua compagna.

E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla patria benché
afflitta di tronchi rugginosi
mi è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all’ombra sospirosi

son malato d’infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d’aprile.
Sembra quasi che l’acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell’albero le uova
per rubare salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima.

E tu mio caro amico vecchio cane
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.

Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po’ di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola, all’uomo ed una al cane

io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

Buonanotte, la falce della luna
si cheta mentre l’aria si fa bruna
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.

La notte è così tersa
qui forse anche morire non fa male
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo
e giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.

Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

Ferie e ricordi

Ognuno di noi ha trascorso le ferie in luoghi diversi e con persone diverse a secondo del periodo della sua vita. Ogni luogo conosciuto assume così nel tempo un legame particolare con la persona con la quale si è condiviso il soggiorno.

Quando poi perdiamo le persone care che ci sono state più vicine, diventa davvero difficile ritornare nel luogo in cui si era stati insieme e felici. Ogni angolo, ogni profumo, ogni azione quotidiana diventa un ricordo, a volte davvero doloroso.

Ricordo che quando morì la mia nonna materna alla quale ero molto affezionata, ritornai qualche tempo dopo al mare dove ero stata diverse volte con lei e, all’apparire di una vecchina che le somigliava molto, scoppiai a piangere disperatamente pensando a lei.

La cosa che dobbiamo fare allora è quella di ricominciare a vivere cercando un luogo nuovo per trascorrere una vacanza, un luogo tutto nostro che non permetta ai ricordi di farci soffrire.

A volte occorre difendersi anche dai ricordi …

C’è una sorpresa per me…

Il mio blog ha ricevuto il premio blog affidabile”, un premio che mi onora molto e che rende il mio scrivere molto molto gratificante.

Io spero che tutti coloro che mi seguono e che condividono le mie gioie e i miei dolori da almeno 6 anni, siano lieti come me, è anche grazie a loro, ai loro commenti se il blog è diventato riferimento per molte persone.

Un ringraziamento particolare al blog Buona Cucina che mi ha segnalato per il premio. Grazie!

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Ancora lei signora morte?

Pare proprio di si, la signora con la falce non la smette di colpire e non cambia indirizzo.

Sono sei anni che la mia famiglia perde i suoi affetti più cari… certo, genitori e zii erano anziani ed era prevedibile che prima o poi se ne andassero, quello che però non era prevedibile e nemmeno auspicabile erano le sofferenze che hanno patito prima del grande viaggio e naturalmente, il grande dolore che tutto questo ha portato con se.

Ora pare sia la volta di una zia che mi è cara, che rappresenta la memoria storica di una parte della mia famiglia, è rimasta solo lei di tutti i suoi fratelli….abbiamo scoperto che è malata di cancro e che il suo tempo sta per scadere.

Credete in casi come questo ci si sente impotenti  e si cerca di far fronte a quanto accade come si può, ma a questo punto  quello che mi domando e che tutti dovrebbero chiedersi è se l’allungamento della vita sia davvero una cosa positiva. A che serve  infatti vivere più a lungo se si vive male? La nostra società non è attrezzata per supportare con i dovuti mezzi l’allungamento della vita degli anziani, non offre aiuti concreti per le malattie invalidanti che  accompagnano spesso il fine vita dei nostri cari. Credo non sia  un caso che i miei cari siano mancati dopo lunghi periodi di sofferenza e che invece le mie nonne molti anni or sono  siano morte in brevissimo tempo e quasi senza rendersene conto.

Sono sempre stata per la tutela della vita e non cambio la mia opinione  a patto però che l’anziano non abbia a soffrire, a patto che possa conservare la propria dignità, a patto che si rispetti la sua volontà fino in fondo.  In Italia non sempre è così, accanto ad associazioni di volontariato molto preparate ce ne sono altre che non lo sono altrettanto, lo stesso vale per il personale medico e infermieristico, non parliamo poi delle strutture per lungodegenti.

Mi sarebbe piaciuto accompagnare i miei cari verso il loro ultimo viaggio con serenità, perchè credete non è la morte che spaventa ma la sofferenza,  consapevole di aver fatto per loro tutto il possibile, mi piacerebbe essere certa che non hanno sofferto… ma non lo sono e questo mi fa star male e allora dolore si aggiunge a dolore.