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Una poesia bellissima, con il profumo della vita semplice

Confessioni di un malandrino” è l’adattamento della poesia “Ispoved´ khuligana”, scritta dal poeta russo Sergei Aleksandrovich Esenin (1895-1925) nel 1920.

Mi piace spettinato camminare
col capo sulle spalle come un lume
così mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi

ma mi vogliono bene come ai campi,
alla pelle ed alla pioggia di stagione
raro sarà che chi mi offende scampi
dalle punte del forcone.

Poveri genitori contadini
certo siete invecchiati, ancor temete
il signore del cielo e gli acquitrini
genitor che mai non capirete

che oggi il vostro figliuolo è diventato
il primo fra i poeti del paese
ed ora con le scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
alla vacca s’inchina sua compagna.

E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla patria benché
afflitta di tronchi rugginosi
mi è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all’ombra sospirosi

son malato d’infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d’aprile.
Sembra quasi che l’acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell’albero le uova
per rubare salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima.

E tu mio caro amico vecchio cane
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.

Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po’ di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola, all’uomo ed una al cane

io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

Buonanotte, la falce della luna
si cheta mentre l’aria si fa bruna
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.

La notte è così tersa
qui forse anche morire non fa male
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo
e giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.

Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

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Ancora lei signora morte?

Pare proprio di si, la signora con la falce non la smette di colpire e non cambia indirizzo.

Sono sei anni che la mia famiglia perde i suoi affetti più cari… certo, genitori e zii erano anziani ed era prevedibile che prima o poi se ne andassero, quello che però non era prevedibile e nemmeno auspicabile erano le sofferenze che hanno patito prima del grande viaggio e naturalmente, il grande dolore che tutto questo ha portato con se.

Ora pare sia la volta di una zia che mi è cara, che rappresenta la memoria storica di una parte della mia famiglia, è rimasta solo lei di tutti i suoi fratelli….abbiamo scoperto che è malata di cancro e che il suo tempo sta per scadere.

Credete in casi come questo ci si sente impotenti  e si cerca di far fronte a quanto accade come si può, ma a questo punto  quello che mi domando e che tutti dovrebbero chiedersi è se l’allungamento della vita sia davvero una cosa positiva. A che serve  infatti vivere più a lungo se si vive male? La nostra società non è attrezzata per supportare con i dovuti mezzi l’allungamento della vita degli anziani, non offre aiuti concreti per le malattie invalidanti che  accompagnano spesso il fine vita dei nostri cari. Credo non sia  un caso che i miei cari siano mancati dopo lunghi periodi di sofferenza e che invece le mie nonne molti anni or sono  siano morte in brevissimo tempo e quasi senza rendersene conto.

Sono sempre stata per la tutela della vita e non cambio la mia opinione  a patto però che l’anziano non abbia a soffrire, a patto che possa conservare la propria dignità, a patto che si rispetti la sua volontà fino in fondo.  In Italia non sempre è così, accanto ad associazioni di volontariato molto preparate ce ne sono altre che non lo sono altrettanto, lo stesso vale per il personale medico e infermieristico, non parliamo poi delle strutture per lungodegenti.

Mi sarebbe piaciuto accompagnare i miei cari verso il loro ultimo viaggio con serenità, perchè credete non è la morte che spaventa ma la sofferenza,  consapevole di aver fatto per loro tutto il possibile, mi piacerebbe essere certa che non hanno sofferto… ma non lo sono e questo mi fa star male e allora dolore si aggiunge a dolore.

Vivere la vita!

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!   Charlie Chaplin

Istanti


Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

Prendere coscienza di se

Mi accorgo di aver bisogno di spazi per me, di ritrovarmi con i miei pensieri, di riflettere sulla mia vita… a una certa età si ha bisogno di prendere coscienza di se stessi. Prima non lo si può fare, si è travolti dalla vita… dal matrimonio, dai figli che crescono, dalle preoccupazioni e anche dagli avvenimenti lieti.

Spesso in passato mi sono rammaricata con me stessa, mi  sentivo  sospinta, come in una folle corsa verso il tempo che passava, non mi piaceva vivere senza soffermarmi su ciò che mi accadeva, era come se i fatti, belli o brutti che fossero, mi scivolassero dalle mani.

Di cose ne sono successe tante, probabilmente come in tutte le vite  … sono stati gli ultimi anni a segnarmi e a farmi fermare, ho dovuto farlo,  ho pensato di morire dal dolore. Ora il cammino è ripreso, con fatica ma è ripreso e ho ben chiaro in testa che sono una persona diversa, che alcune cose non sono più disposta ad accettarle e che ho qualche disegno per il futuro.

Sembra strano fare progetti alla mia età… ho la speranza di poter vivere gli anni a venire con la consapevolezza di farli fruttare, nella pienezza degli affetti, scrivendo qualche libro, facendo dei viaggi .. mano nella mano con mio marito. Chissà se il buon Dio ci riserverà un po’ di serena tranquillità? Tocca sperarlo.

E ora mi riprendo la mia vita

Oggi si è conclusa una vertenza molto dolorosa per me e per la mia famiglia. Dopo due anni di battaglia legale  senza esclusione di colpi ho deciso di dare forfait rinunciando a quanto mi  spettava di diritto, l’ho fatto perchè  la sofferenza mia e dei miei cari è stata immane e io ci ho rimesso la salute.

E’ stata certamente una sconfitta  perchè “giustizia non è stata fatta”, ma  ho capito che nulla, ma proprio nulla vale più della salute e della serenità.

In fondo da questa causa io mi aspettavo un risarcimento morale  più che economico, ma non ho avuto nemmeno quello. L’avevo fatto per mio padre…un tentativo disperato di ridargli la dignità che gli era stata negata, ma le persone non cambiano e io ho sbagliato a credere il contrario.

Da questa vicenda ho tratto insegnamenti importanti, ho capito che indietro non si torna, che a volte serve un completo disastro per fare dei cambiamenti importanti e per avere nuove consapevolezze e che se si vuole bene alla propria famiglia si può mettere da parte l’orgoglio e chinare la testa.

E’ stata dura, ma ora è finita, finalmente è finita!

Lo stesso treno

L’universo è troppo perfetto perchè non abbia un Padre creatore, ogni cosa ha un sua collocazione precisa, flora e fauna assolvono funzioni preordinate in perfetta sintonia e in questa meravigliosa sincronia ci siamo noi, piccoli uomini, spesso in cerca d’autore.

La nostra presenza nel mondo non è casuale,  percorriamo la nostra strada con alcune persone e non con altre, condividiamo con loro parte della nostra vita, a volte i nostri destini sono anche simili.

Il mese successivo alla morte del mio papà e dopo diversi anni di silenzio, ha suonato al mio citofono una mia cara amica, ci siamo ritrovate a piangere insieme, lei aveva appena saputo e aveva sentito fortissimo l’impulso di vedermi.

La nostra amicizia è ripresa come se gli anni trascorsi non fossero mai esistiti, lei ha una figlia dell’età dei miei, ora ha anche  due nipotini e si è recentemente separata dal marito. L’ ho conosciuta quando avevo 15 anni, faceva da mamma al fratello più piccolo e vivevano entrambi con il padre, subentrarono nel nostro appartamento quando noi ci trasferimmo in una nuova casa.

Il mio papà, intuendo la sua grande solitudine, le diceva spesso di venire a pranzo da noi e così, avendo anche la stessa età,  abbiamo vissuto insieme l’adolescenza e poi  il matrimonio, la gravidanza, le prime pappe dei figli.

Ora ci ritroviamo con qualche ruga sul volto e con tanto dolore dentro, anche lei come me ha vissuto privazioni affettive nell’infanzia e come me non riesce a dimenticare. Due vite sullo stesso treno, con qualche fermata non prevista, ma con la voglia di continuare il viaggio insieme per darsi una mano.

Il suo ritorno nella mia vita lo devo al mio papà, ora come allora l’ha invitata a passare del tempo com me, credo abbia pensato che ci saremmo potute aiutare a vicenda e così questo ritorno per me è carico di significato e lo è anche per lei.