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Ciao papà…e tanti auguri

 

il mio angelo

il mio angelo

Dopo 7 anni è come se fossi ancora qui con me… con noi, ogni volta che la malinconia mi assale in qualche modo ti fai presente, ho imparato a stare attenta ai segni e ho scoperto che puoi leggermi nel pensiero e che trovi il modo per darmi risposte che nessun altro mi sa dare.

Ti voglio bene papà, mi manchi tantissimo e vorrei avere la possibilità, anche per un solo attimo, di abbracciarti, lo faccio con il cuore.

Ciao papà!

I sentieri del bosco

Quest’anno in ferie ho avuto modo di ritrovarmi spesso a camminare in boschi secolari fatti di abeti, larici, faggi e betulle e ho lasciato liberi i miei pensieri come non mi era mai capitato di fare,  nel silenzio meraviglioso che circondava tutto ho ricavato un mio spazio mentre  mio marito impegnato a fotografare paesaggi e piccole meraviglie  procedeva immerso nella sua macchina fotografica e la mia cagnona era impegnatissima a seguire le sue “piste”.

In quei luoghi stupendi  fatti di vette, boschi e cielo mi sono sentita improvvisamente il cuore scoppiare dalla felicità e ho cominciato a cantare, erano quelli  i sentieri  percorsi per mano al   mio papà tanti anni prima, ma dopo 50 anni   le sorgenti, i ciclamini, i funghi era incredibilmente  tutto intatto. Mi ero riproposta di percorrere fino in fondo il sentiero delle trincee  su verso il Monte Generoso, una mulattiera militare  accidentata, troppo per me… stavo per fare marcia indietro ma mi sono sentita   il mio papà  accanto, la fatica  era improvvisamente scomparsa  e il coraggio era tornato e mentre mi inerpicavo  non finivo di stupirmi per quello che stavo facendo, come avevo potuto riuscirci?

Non lo so come,  ma ci sono riuscita e ho visto la prima delle trincee della grande guerra quelle della Linea Cadorna e mi sono commossa.

E’ vero che bisogna credere in se stessi, è vero che con la volontà si raggiungono i propri scopi, è vero che lassu’ qualcuno ci ama… e possono passare giorni o anni ma l’amore non si cancella ed è la forza che muove il mondo.

La similitudine dei sentieri della vita con i sentieri del bosco forse è scontata, ma rende l’idea e la mia anima e il mio cuore ne sono usciti molto rafforzati.

Un sabato, improvvisamente..

Un sabato come tanti, un giorno  iniziato con la solita cadenza: la colazione, il supermercato, il caffè di mezza mattina e poi la spesa da mettere a posto.. i surgelati nel frigor e gli spaghetti nella credenza, la casa da riordinare e la passeggiata con la cagnolona sotto un tiepido solo di primavera. Tutto a posto, fino a quando in lontananza, per quegli strani giochi del destino una figura d’uomo, capelli bianchi, basco, giacca a vento e gran sorriso, viene verso di me. Scoppio a piangere all’improvviso, mi nascondo il viso nel fazzoletto di carta, il cuore mi scoppia nel petto, mi siedo su  una panchina e mi stringo al cane. L’uomo è davanti a me, è un bel signore anziano..fa una carezza alla cagnolona e si allontana… mi asciugo le lacrime e mi sento lo stomaco in una morsa… La gioia di rivedere mio padre lascia il posto alla delusione per essermi sbagliata.

….Certo che mi sono sbagliata, come poteva essere diversamente, il mio papà non c’è più da più di tre anni e io questa mattina forse avevo proprio tanta voglia di riaverlo accanto e pensavo a lui. Sarà stato così!

 

Una casa, una storia

Una casa vuota è  un guscio senza anima  anche se è piena di storia. La casa dei miei genitori ora è vuota, non c’è più nulla tra quelle parete che parli di loro, che racconti la storia della nostra famiglia.. eppure il profumo di una vita intensamente vissuta, delle gioie e dei dolori che quelle mura hanno custodito  è ancora palpabile e io lo percepisco ogni volta che varco quella soglia.

Per giorni e giorni ho rovistato  meticolosamente in  armadi e cassetti per essere certa di non buttare al macero oggetti che in qualche modo mi ricordassero i miei genitori e mi sono capitate tra le mani tante piccole cose che mi riportano a  scene di vita vissuta, ad  un gesto consueto della mia mamma o alla risata allegra del mio papà magari con accanto i miei figli piccoli e ogni volta avevo  un tuffo al cuore.

Quanti misteri può custodire un cassetto? Tanti. Può addirittura  raccontarci  la storia di  una vita!  Svuotandone uno ho trovato una enorme scatola di bottoni, alcuni molto vecchi, altri di nuova generazione e poi, in una scatola più piccola, i bottoni di madreperla per le camicie da uomo.. sono stata travolta dalla tenerezza: la mia mamma li conservava scrupolosamente ed era sempre pronta a sostituirli nel caso qualcuno di famiglia ne avesse bisogno.  Oggi chi conserva i bottoni? Chi si prende la briga di sostituire quelli rotti o rovinati delle camicie del marito? Oggi si preferisce buttare la camicia…. Eppure per persone che hanno affrontato le privazioni di una guerra  quelli erano piccoli gesti d’amore nei confronti della famiglia, non si buttava nulla, nulla andava sprecato.  Ho trovato anche un lavoro iniziato ai ferri e tanti gomitoli di lana e me lo sono messo da parte.. io so lavorare a maglia, me lo ha  insegnato la mia nonna, anche lei fa parte della storia della casa vuota… ci ha abitato per molti anni  e incredibilmente nella sua cameretta c’è ancora il suo  armadio, è di quelli lucidi, stile anni 60. Quando la nonna  se ne era andata, il mio papà lo aveva voluto conservare e ci aveva messo le sue carte e così la cameretta della nonna era diventata il suo studio. Ora l’armadio vintage  è l’unico mobile che non siamo ancora riusciti a regalare… quasi che  la nonna che era molto battagliera, non gradisca che il “suo” armadio  esca dalla casa. Vedremo che cosa si potrà fare per accontentarla…prima di scrivere, con tanta malinconia,  la parola  “fine”.

Nulla è accaduto per caso

Improvvisamente ho capito… La morte di mia madre e la sua  ultima cattiveria nei miei confronti ha un senso, eccome se ce l’ha…. e non si tratta, come a prima vista potrebbe apparire, solo di una ingiustizia nei miei confronti. A ben vedere ora io posso proprio accantonare   quel sottile filo di rimorso che provavo per non aver potuto esserle  accanto come avrei voluto, ora so che posso essere serena perchè avevo visto giusto fin dall’inizio, fino dalla morte del mio papà. Il gesto di mia madre, pur doloroso per me, mi regala invece quella serenità  di cui avevo bisogno perchè se si ha la coscienza a posto quel  gesto è fine a se stesso e può essere superato serenamente. Lo posso fare io e lo posso fare i miei figli.

Ringrazio il mio papà ancora una volta, conoscendomi bene ha fatto in modo di farmi capire che non avevo motivo di tormentarmi, mi ha dato perfino l’occasione di abbracciare mia madre e di assisterla nel momento della fine….si perchè io le volevo bene, molto di più di quanto lei ne volesse a me.

E ora è finita, davvero finita.

 

Parole in libera uscita

Non mi ci vuole molto ad entusiasmarmi e a mettermi in moto per qualche cosa in cui credo. Mi è stato offerta ieri una opportunità che ho colto al volo, quella di elaborare un progetto da presentare poi alla mia Regione per un aiuto concreto ai malati di Alzheimer. Mentre ieri sera ne parlavo a mio marito esprimendo qualche timore nella stesura vera a propria del documento, le parole fluivano dalle mie labbra senza che la mia mente le avesse elaborate e così mi ascoltavo e capivo che stavo dicendo delle cose assolutamente sensate e  che la stesura il progetto era proprio così che avrei dovuto farla.
Non è la prima volta che mi capita questo fenomeno, è come se qualcuno mi mettesse in bocca ciò che devo dire senza che la mia mente ci mettesse del suo…
So da  chi mi viene questo regalo, so chi è che mi vuole dare una mano e lo ringrazio tanto, io e lui  abbiamo sempre lavorato insieme, e sarà così anche questa volta.
Un bacio papà!

Profumi d’infanzia

Chiacchierando con mio marito durante la nostra passeggiata nel parco con il cane abbiamo cominciato a parlare delle cose di  una volta,  piano piano si è composto sotto i nostri occhi un quadro stupendo di una Italia contadina tanto lontana dalla nostra realtà e più ricordavano e più ci sentivamo felici….. che dire del gianduia in rotolo da affettare con il coltello per la merenda, le pesche rosse con lo zucchero sopra, le bustina di farina di castagne, le stringhe di liquirizia.. e poi il latte appena munto e raccolto nel pentolino, tiepido e rassicurante.

E poi salire sul carro del contadino sopra una enorme massa di fieno con i forconi impiantati, raggiungere il fienile a saltarci sopra per schiacciarlo e per premio sedersi tutti attorno al tavolone di marmo e aspettare la polenta fumante che veniva rovesciata sopra e poi tagliata con il filo… una fetta per uno con il formaggio della valle.

E il profumo della legna bruciata nelle stradine del paese, l’acre odore del ddt, (il flit) per cacciare le mosche, le noci da sbucciare e le mani che divenvavano color marrone (quasi indelebile) e poi le nocciole con cui fare una bella indigestione.

La felicità delle piccole cose in una Italia appena uscita dalla guerra dove i rapporti umani erano semplici e solidi e noi bambini eravamo  sereni e toccavamo il cielo con un dito quando potevamo giocare sulla piazza del paese fino a sera a rialzo, ai quattro cantoni, a nascondino, al salto della corda… quella era libertà vera, una libertà che respiravamo a pieni polmoni. Certo non eravamo benestanti ma avevamo una ricchezza interiore fatta di certezze. Eravamo bambini molto fortunati!