Un lontano Natale

Non so se capiti anche a voi, ma il Natale della mia infanzia mi manca tanto.

Era pieno di poesia e di trepidazione quel lontano Natale, era fatto  di gioia e di ansia, ma alla fine  era proprio  speciale.

Come dimenticare la notte insonne che precedeva l’arrivo di Gesù Bambino? Dormivo nel lettone con la mia nonna e facevo finta di niente ma ero molto agitata… attendevo solo le prime luci dell’alba per sgattaiolare dal letto e raggiungere la sala. Mi bloccato davanti alla porta a vetri perchè non ero in grado di gestire l’emozione. La nonna, che aveva sentito tutto, mi raggiungeva, mi prendeva la mano e insieme varcavano quella soglia. I doni erano la, pochi… qualche volta i doni erano solo un dono, ma la mia felicità era grandissima. La magia era tutta in quell’attimo, nel varcare quella soglia. Un’altra cosa che mi faceva battere tanto il cuore  era la letterina di Natale piena di buone intenzioni che nascondevo sotto il tovagliolo del mio papà… ero una bimba timidissima e attendevo il momento del ritrovamento della lettera con tanta ansia. Mio padre alzava il tovagliolo e si mostrava molto sorpreso nel ritrovarsi tra le mani quel foglio… e poi la leggeva a voce alta, mentre le mie gote diventavano color porpora, allorai mi prendeva sulle ginocchia e mi abbracciava forte. A quel punto mi toccava recitare la poesia in piedi sulla sedia, cosa che non amavo per niente, ma che faceva parte del rituale.. poi si poteva iniziare il pranzo di Natale.

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