Venerdì pomeriggio siamo arrivati a Bosco. Siamo fuggiti dalle angosce che per troppo tempo hanno condizionato le nostre vite. Mio figlio mi ha telefonato venerdì mattina, ha sentito che ero in crisi e ci ha invitato a raggiungerlo nella villetta sull’ Appennino Emiliano….”Venite che vi distraete un po!’” e noi, che negli ultimi anni siamo sempre stato così indecisi, sempre “appesi” ai bisogni degli altri, abbiamo buttato quattro cose in valigia e preso la pappa per Flora e siamo partiti. Sembrerà strano, ma quel piccolo paese abitato da gente genuina e con un sapore antico che in passato non avevo apprezzato fino in fondo, mi è apparso come una vera e propria oasi di serenità. Durante il viaggio pensavo che era la prima volta dopo tanti anni che mi spostavo da Milano senza avere la preoccupazione per chi lasciavo a casa. Il mio papà se ne è andato in luglio e ora non c’è nessuna altra persona di cui io mi debba preoccupare. All’avvicinarsi della meta il cuore si faceva più leggero. Mio figlio, preoccupato per il nostro tardare, ci ha telefonato diverse volte, ma in realtà, salivamo piano per goderci il meraviglioso panorama. Ci attendeva con la moglie e il nostro nipotino nel patio della villetta, un tiepido sole scaldava ancora l’aria e la loro vicinanza scaldava i nostri cuori. Flora ha preso subito possesso del giardino rincorrendo allegramente la sua pallina, noi ci siamo seduti e abbiamo chiacchierato serenamente senza perderla d’occhio. La cena a base di salsicce, affettati misti e una buona insalatona di pomodori ci ha messo allegria. Queste cose semplici, che per molti sono la normalità, per noi sono state un regalo grandissimo. Sabato siamo andati in gita a Lagdei e abbiamo pranzato in una baita ben attrezzata, le specialità del luogo l’hanno fatta da padrone : la punta di vitello con le patate, la polenta con il gorgonzola e le acciughe e i testaroli al pesto hanno allietato la nostra tavola. Flora è stata bravissima, si è accucciata sotto il tavolo e non si è sentita per tutta la durata del pranzo. Passando in mezzo a tanto verde, a boschi di pini e castagni ho pensato al mio papà, lui amava la natura e mi ha insegnato ad amarla fin da bambina, me lo sono sentito vicino come quando insieme cercavamo i ciclamini e le felci nei boschi della Val D’Intelvi e poi intrecciavamo le liane per farne bellissimi cestini da portare in città alla fine dell’estate e li mettevamo tra i sassi del torrente per farli rimanere umidi. In questi due giorni il mio papà è stato con noi e sono certa che era felice come un bambino.
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È un bellissimo racconto. Mi ci sono immedesimata.
E per un momento mi è sembrato di sentirne l’odore.
Grazie