post scritto mercoledì, giugno 04, 2003
Il diario che man mano scriverò in queste pagine inizia con un episodio molto doloroso che ha segnato la vita di mio padre e di conseguenza ha avuto ripercussioni su tutta la famiglia, mi riferisco alla sua deportazione in un campo di sterminio nazista.
Il mio papà aveva ventidue anni e un cuore pieno di ideali. Distribuiva volantini eversivi in occasione di uno sciopero all’Alfa Romeo. I tempi erano quelli che erano e trovare un giovane idealista, pronto ad esporsi in prima persona doveva essere stata una manna per i comunisti, così non ci pensarono un attimo a mandarlo allo sbaraglio.
Si era appena sposato, quando una sera di marzo del 1944 qualcuno bussò alla porta della villetta, lui aprì e sotto lo sguardo atterrito della mamma e della nonna, fu costretto a seguire “quelli della Muti” per un accertamento. Nessuno seppe più nulla di lui per un anno e mezzo, in quel trascorrere di tempo, nacqui io.
Papà fu portato a Mathausen, vi rimase per 15 mesi e venne liberato dagli Americani, ma passarono molti mesi prima che potesse ritornare da noi. Tornò a casa nel 1945, segnato dalla prigionia e si trovò per casa una bimba che nel vederlo scoppiò in lacrime. Quella bimba ero io.
Questo episodio raccontato ancora oggi dai miei genitori, entrambi in vita, non manca di commuoverci. Papà non ci disse per molto tempo dei patimenti di quella prigionia. Quando, dopo tanti anni, lo fece, sentì anche il bisogno di raccontare la sua esperienza ai ragazzi. Iniziò un ciclo di conferenze che coinvolsero migliaia di studenti e gli valsero l’affetto e la stima di centinaia di giovani che, attraverso la sua testimonianza, ora non dimenticheranno, non potranno mai dimenticare.
Ora mio padre ha 82 anni, nonostante la vita non sia stata tenera con lui, ha avuto successi nel lavoro diventando uno stimato dirigente di una importantissima fabbrica automobilistica milanese, amato e rispettato da tutti. Ora è fragile, sta combattendo contro un nemico insidioso che gli sta togliendo a poco a poco la memoria, l’ottimismo, le sue certezze e la dignità. E’ doloroso per noi “perderlo” così, vedere che passato e presente si sovrappongono nei suoi ricordi, cercare di aiutarlo senza umiliarlo e ricercare caparbiamente nei suoi dolci occhi azzurri, ora pieni di insicurezza, la persona che era.


