Possiamo per una volta fare iniziare una settimana dal sabato? Direi di si. La mia settimana speciale è infatti è iniziata proprio sabato 21 gennaio ed è terminata venerdì 29 gennaio. Le date sono quelle della presentazione del film che ricostruisce la deportazione di mio padre e la sua incredibile vicenda umana a livello nazionale e locale tramite giornali e televisioni, a livello istituzionale in varie circoscrizioni e in molti istituti scolastici in diverse parti del Paese.
E’ difficile spiegare le emozioni che ho provato in questo breve ma intenso periodo. Ho voluto e voglio un gran bene a mio padre e rivederlo in qualche modo sullo schermo, leggere tutto ciò che si è scritto di lui sulla stampa nazionale, parlarne in televisione ed essere ora parte attiva nel portare avanti la sua opera di sensibilizzazione nelle scuole sugli orrori del nazismo grazie al mio libro e al documentario che ne è scaturito, mi ha reso immensamente felice.
Mio padre se ne è andato nel 2oo7 dopo una malattia veramente devastante. Nei quattro anni che lo hanno portato alla fine io ero forse l’unica persona che riusciva a vedere ancora in lui l’uomo meraviglioso che era stato, una persona di grande spessore morale, con una intelligenza viva e feconda e con una gentilezza d’animo infinita che gli ha consentito di mantenere la sua dignità fino alla fine. Fino all’ultimo istante ha avuto da parte mia tutto il rispetto che meritava come padre e come essere umano, per questo ho lottato contro tutto e tutti: medici, infermieri, amici… che spesso lo consideravano solo un vegetale e lo trattavano come se non esistesse.
Racconto questi fatti tristi e dolorosi per farvi comprendere lo stato d’animo con il quale ho affrontato la mia settimana speciale: il “suo film” ha cancellato con un colpo di spugna la malattia e mio padre è tornato ad essere per tutti la persona tenace e coraggiosa che era. Sarà questa l’immagine di lui che verrà ricordata per sempre. E’ come se lui, e io con lui, ci fossimo presi la nostra rivincita nei confronti di un destino crudele e questa rivincita io gliela dovevo.
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Si celebra in questo periodo “Il Giorno della Memoria” per ricordare le vittime dell’olocausto e tutti i deportati nei lager nazisti. Questa giorno mi è caro perchè è come se da tutto il mondo si levasse un canto di dolore e di speranza insieme, un lamento sussurrato di milioni di persone che ricordano e nel farlo soffrono, e la loro immensa preghiera collettiva è come la fiammella di una candela che arde davanti al Cristo in croce in perfetta sintonia con la sua sofferenza di uomo.
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Ieri per me è stato un giorno dalle forti emozioni. La prima di un documentario su mio padre mi ha portato nella sua città d’origine, ho incontrato parenti che non vedevo da molto tempo e ho ritrovato, guardando il film, per altro bellissimo, molto della persona straordinaria che era il mio papà.
Quello che è accaduto ieri è per molti aspetti inspiegabile a partire da questo film realizzato da un regista che inizialmente non mi conosceva, e che, casualmente, si è imbattuto nel mio libro. Mi ha contattato e, passo passo, ha ricostruito con me un tratto della vita di mio padre e lo ha fatto in modo meticoloso, valorizzandone i sentimenti, le azioni e i suoi stati d’animo. Se lo avesse conosciuto di persona non avrebbe potuto fare di più. Al termine del suo lavoro mi ha scritto: “Penso di aver fatto un documentario che tocca l’anima… c’è un qualcosa di poetico, di tragico, di infinito all’interno di questa storia che non mi so spiegare e che mi commuove profondamente” . Questa commozione l’ho vista ieri sul suo viso e sul viso dei molti presenti alla fine della proiezione del film , naturalmente io, la mia famiglia e i miei cugini eravamo in lacrime e con il cuore colmo di emozioni. Sono stata letteralmente abbracciata dal calore umano dei moltissimi presenti, ho trovato in quel luogo anche una delegazione dell’Alfa Romeo, la ditta dove mio padre ha lavorato per tutta la vita… insomma, ritornando a casa mi sono detta che mio padre ha proprio voluto ritornare nella sua città, ha voluto dalla sua città un riconoscimento… in auto mi venivano in mente le sue parole… “la mia Verona, come è bella la mia Verona, vorrei rivederla”… e ieri tutti i giornali della città parlavano di lui con parole lusinghiere, orgogliosi di quella origine che lui non aveva mai dimenticato.
Ora sto scrivendo questo post e mi accorgo che sono finalmente sono riuscita a “sciogliermi” , ho davanti a me la bellissima Acquaforte che mi è stata donata dagli amici dell’Alfa Romeo e posso cominciare a godermi tutto quanto è successo.
….Non ditemi che le persone che amiamo quando se ne vanno ci lasciano per sempre, ho la dimostrazione concreta che non è così per tutto quanto mi sta accadendo… ieri accanto alle persone che gli hanno voluto e gli vogliono bene ho sentito la presenza fortissima del mio papà, lui era li e sono certa che sorrideva felice.
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Se ne sono andate entrambe qualche giorno fa, alla bella età di 14 anni.. molti per un cane. Tea era un pastore alsaziano bellissimo, molto amica della mia cagnona.. ogni mattina avevano appuntamento davanti al cancello del suo condominio per una bella corsa insieme, da qualche giorno Flo aspettava inutilmente, poi abbiamo saputo.
Dana era una soft coated wheaten terrier, la cagnolona di una cara amica, era stata male qualche anno fa, ma poi sembrava si fosse ripresa benissimo, ora anche lei se ne è andata lasciando alla sua padrona un dolore immenso.
Voglio ricordarle entrambe, fedeli compagne di vita, dolci e allegre allo stesso tempo, si saranno anche ritrovate insieme per continuare i loro giochi e avranno incontrato anche Rhoda, voglio credere che sia così.
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Ho nascosto il sorriso
in una mano
ho chiuso gli occhi
per trattenerti di più
dietro le mie palpebre.
Devo solo respirare
per ritrovarti,
e se apro le mani
riesco a toccare
il calore del tuo cuore
Se ascolto, nel silenzio
posso udire la tua voce.
Non soffro la tua assenza,
sei con me ovunque
Legato a me
da questa passione che fa vivere,
morire, gioire, crescere
e accendere il sole
domani.
A mio padre
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A volte il nostro cammino non è facile, qualche volta incespichiamo, qualche altra cadiamo e facciamo fatica a rialzarci ma alla fine ci rimettiamo in piedi e proseguiamo la strada sperando magari di trovare un percorso un pochino più semplice, che ci faciliti l’incedere.
Sapete che cosa vi dico… l’importante è andare avanti, l’importante è non mollare… la vita è come una strada lastricata di difficoltà e ogni volta che ne superiamo una diventiamo un pochino più forti. Alla fine avremo con noi un bel bagaglio di ricordi gioiosi o tristi, ma ci saranno.. se non avremo rinunciato a vivere. Allora con il viso segnato dal tempo, potremo fermarci perchè sapremo che in fondo la nostra vita è stata meravigliosa.
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Oggi è il primo giorno del nuovo anno e mi sento straordinariamente serena, è forse la prima volta dopo tanti anni che io e mio marito ci passiamo un capodanno da soli.
Ieri sera ci siamo dotati degli strumenti scaramantici adatti alla circostanza: uva nera, rametto di vischio, panettone e un Berlucchi d’annata, poi abbiamo atteso la mezzanotte e abbiamo brindato … a noi stessi, al nostro stare insieme, alle vicissitudini superate e alla voglia di futuro che ancora abbiamo.
Questa mattina siamo andati in centro, in Via Dante e ci siamo concessi un ottimo caffè e cappuccino con cornetto in un bellissimo bar con seduta panoramica sul Duomo, abbiamo poi percorso tutta la via tra le allegre bancarelle del mercatino natalizio e siamo approdati in Galleria per l’usuale rito scaramantico a discapito degli attributi del toro in mosaico che fa bella mostra di se sul pavimento.
Siamo stati travolti dall’arrivo delle Bande cittadine che, come da tradizione, raggiungono Palazzo Marino per gli auguri al Sindaco e in particolare la Banda dei Martinit e delle Stelline (storico collegio dei poveri di Milano) ci ha proprio commosso e ci ha riconciliato con la nostra bellissima città.
Nel frattempo la nostra Flora ha incontrato Brian, un suo amico nero che aveva conosciuto giusto lo scorso anno nella stessa circostanza… grandi feste tra i due e poi via ognuno per la sua strada.
A questo punto tutti in auto per il rientro a casa dove ci aspettava un bel piatto di lenticchie con cotechino e un pomeriggio rilassante, tra le cose che amiamo.
Il 2010 è partito benissimo, l’auspicio e che continui su questa strada e che io e mio marito cominciamo a riscoprire la gioia di essere ritornati ad essere una coppia e non solo genitori e figli.
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Arriva il nuovo anno e tutti noi riponiamo in questo evento tante aspettative, tutti noi speriamo che i prossimi dodici mesi ci portino salute, affetti, successi sul lavoro, amici e tanta serenità. Auguro tutto questo a tutti voi dal profondo del cuore!
Alziamo i calici insieme per questo anno per un cin cin bene augurante… provate a cliccare sulla porta!
Dimenticavo: una coccola bene augurante anche a tutti i nostri amici cani e gatti, un anno pieno di affetto anche per loro!
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Mai come a Natale si avverte l’assenza delle persone che non ci sono più e la mancanza del calore della famiglia, anche quest’anno non sono sfuggita a questa nostalgia. Ho sempre amato le ricorrenze festeggiate tutti insieme e per anni ho vissuto di queste certezze, ora non è più così e non potrà più esserlo perchè mio padre se ne è andato e con lui una unità familiare che probabilmente non era tale.
Mio marito mi dice che devo farmene una ragione, la nuova realtà è questa e non prevede grandi riunioni di famiglia. Probabilmente lui ha ragione, ma io non mi rassegno e non voglio farlo perchè la mia famiglia, quella che io e lui abbiamo costruito esiste ed è il nucleo attorno al quale costruire un nuovo modo di stare insieme, di ritrovarsi almeno nelle feste.
Questo per ora non avviene, forse tutti noi siamo usciti da un uragano e stentiamo a ritrovare le ragioni per essere famiglia. Ognuno ha i propri problemi, i propri impegni, le proprie esigenze e io rispetto tutto e tutti, ma non posso non soffrire. Non posso evitare di rimpiangere momenti magici che mi piacerebbe facessero parte ancora della mia vita e di quella dei miei figli, non posso accettare passivamente che tutto questo sia finito.
Stiamo invecchiando e diventando fragili, il momento in cui i figli consolidano i loro distacchi da noi va elaborato e vanno ricercati nuovi equilibri di coppia, ma questo non può cancellare ciò che abbiamo costruito con tanto amore e con l’esempio di comportamenti quotidiani. Per anni sono stata accanto ai miei genitori con tutto l’affetto di cui ero capace, ho costruito per loro momenti di gioia e condivisione con i miei figli nella convinzione che questa fosse la via giusta per consolidare e far vivere i valori della famiglia.
Non importa se il mio affetto è stato in parte tradito, io l’ho donato con sincerità e con gioia e ora vorrei che quei valori riuscissero a riemergere da tutto il dolore che noi e i nostri figli insieme abbiamo vissuto. E’ questo che io aspetto e, se non ho proprio sbagliato tutto, forse la mia attesa non sarà vana. Questo si che sarebbe un bellissimo regalo.
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Ruolo difficile quello dei genitori, ci si diventa e non si smette mai di esserlo, si cerca di svolgerlo al meglio, si inizia con l’entusiasmo dei vent’anni con tanta felicità da donare e con la voglia di non sbagliare, si finisce per farlo sempre, anche senza volerlo.
Gli anni che passano e i figli che crescono ti regalano gioie e dolori, forse in egual misura o forse no, ma non importa…quello che importa è la convinzione di avercela messa tutta, di averli amati tanto questi figli e di aver cercato sempre il meglio per loro anche quando era scomodo, difficile e doloroso da comprendere.
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