C’è una sorpresa per me…

Il mio blog ha ricevuto il premio blog affidabile”, un premio che mi onora molto e che rende il mio scrivere molto molto gratificante.

Io spero che tutti coloro che mi seguono e che condividono le mie gioie e i miei dolori da almeno 6 anni, siano lieti come me, è anche grazie a loro, ai loro commenti se il blog è diventato riferimento per molte persone.

Un ringraziamento particolare al blog Buona Cucina che mi ha segnalato per il premio. Grazie!

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Ancora lei signora morte?

Pare proprio di si, la signora con la falce non la smette di colpire e non cambia indirizzo.

Sono sei anni che la mia famiglia perde i suoi affetti più cari… certo, genitori e zii erano anziani ed era prevedibile che prima o poi se ne andassero, quello che però non era prevedibile e nemmeno auspicabile erano le sofferenze che hanno patito prima del grande viaggio e naturalmente, il grande dolore che tutto questo ha portato con se.

Ora pare sia la volta di una zia che mi è cara, che rappresenta la memoria storica di una parte della mia famiglia, è rimasta solo lei di tutti i suoi fratelli….abbiamo scoperto che è malata di cancro e che il suo tempo sta per scadere.

Credete in casi come questo ci si sente impotenti  e si cerca di far fronte a quanto accade come si può, ma a questo punto  quello che mi domando e che tutti dovrebbero chiedersi è se l’allungamento della vita sia davvero una cosa positiva. A che serve  infatti vivere più a lungo se si vive male? La nostra società non è attrezzata per supportare con i dovuti mezzi l’allungamento della vita degli anziani, non offre aiuti concreti per le malattie invalidanti che  accompagnano spesso il fine vita dei nostri cari. Credo non sia  un caso che i miei cari siano mancati dopo lunghi periodi di sofferenza e che invece le mie nonne molti anni or sono  siano morte in brevissimo tempo e quasi senza rendersene conto.

Sono sempre stata per la tutela della vita e non cambio la mia opinione  a patto però che l’anziano non abbia a soffrire, a patto che possa conservare la propria dignità, a patto che si rispetti la sua volontà fino in fondo.  In Italia non sempre è così, accanto ad associazioni di volontariato molto preparate ce ne sono altre che non lo sono altrettanto, lo stesso vale per il personale medico e infermieristico, non parliamo poi delle strutture per lungodegenti.

Mi sarebbe piaciuto accompagnare i miei cari verso il loro ultimo viaggio con serenità, perchè credete non è la morte che spaventa ma la sofferenza,  consapevole di aver fatto per loro tutto il possibile, mi piacerebbe essere certa che non hanno sofferto… ma non lo sono e questo mi fa star male e allora dolore si aggiunge a dolore.

Quando guardarsi indietro fa male…

Ci sono volte che per un qualsiasi motivo sei costretta a guardarti indietro, può essere una foto che ti capita tra le mani, una canzone o un profumo particolare.. in quel momento le forze ti abbandonano e ti pare che tutti i dolori che hai patito siano  insopportabili, ti pare di non avere più la forza di riprendere il cammino. Quante persone a cui volevo un mondo di bene se ne sono andate! Ognuna di loro si è presa un pezzetto di cuore, un pezzetto di vita ,perchè della mia vita ha fatto parte, l’ha resa felice, piena di affetti, una esistenza che è valso la pena vivere.  Sarò stata anch’io importante per loro, avrò regalato anch’io a queste persone dei momenti felici? Spero proprio di si. Una cosa so con certezza,  ogni mio gesto era sincero, ogni mio abbraccio era vero . Quanta voglia avrei di passare anche solo un momento con loro… Se mi fosse data la possibilità di tornare indietro solo per un attimo sarei felice, li  unirei tutti in un solo abbraccio.

Dimenticavo i miei cari animali, e se ci penso sono stati tanti, tutti cari al mio cuore e  in un giorno così ci sono anche loro da ricordare e me li rivedo tutti accanto al mio papà,  lui era l’animalista della famiglia.

Una poesia per il mio papà

PADRE, SE ANCHE TU NON FOSSI IL MIO
di Camillo Sbarbaro

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
Che la prima viola sull’opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

La casetta segna tempo

Ho trovato in un Mercatino di Natale una casetta segna tempo, una di quelle con il tetto rosso, un piccolo giardino davanti e l’omino e la donnina che escono a secondo di come cambia il tempo. Non ho saputo resistere e l’ho acquistata. Ora è su una parete della mia cucina, forse non è proprio in tema con il resto dell’arredamento, ma con i miei ricordi si. Ne avevo una da bambina e ricordo che guardavo ammirata il cambio di posizione dei due  personaggi  senza comprendere bene come potesse accadere quel piccolo miracolo. Ora l’innocenza dell’infanzia è stata probabilmente sostituita dalla voglia di stupirsi ancora in una età in cui tutto dovrebbe essermi noto. Diciamo che  ho voluto  dar  retta alla bambina che c’è in me e ne sono contenta, dovrei farlo più spesso.

Lacrime

Ieri la cara ragazza che ha fatto da badante al mio papà è volata in cielo e ha portato con se la bimba che aspettava e che avrebbe dovuto nascere proprio in questi giorni. Non ho notizie precise su quanto è accaduto, lei si era trasferita in Romania, lavorava con il marito e dalle ultime notizie avute la gravidanza andava bene e lei, dopo tanti anni, era  finalmente felice.
V. Aveva avuto una vita tormentata, era stata lasciata dal primo marito che si era preso i tre figli, era venuta in Italia e aveva lavorato sodo per aiutare i suoi genitori a costruirsi una casa in Ucraina,  il suo cammino si era incrociato con il mio, ma soprattutto con quello difficile del mio papà in una giornata di settembre del 2006. Devo a lei e alla sua generosità se  mio padre ha potuto vivere i suoi ultimi sette mesi di vita a casa sua. Gli si era dedicata con tutto l’amore possibile e lui la ricambiava di pari affetto, riusciva a farle delle carezze e a sorriderle con gli occhi. Il rapporto con lei non si era interrotto con la morte di papà, aveva l’età dei miei figli e mi sentivo di doverla aiutarla.
Per tre anni si era presentata alla messa in memoria di papà, mi diceva che “nonno”  le era rimasto nel cuore proprio come lei è rimasta nel cuore a noi.
Recentemente si era risposata e la sua figliola più grande era ritornata a vivere con lei, le pareva di toccare il cielo con un dito… e poi l’arrivo della nuova bambina. Forse aveva creduto di poter ritornare a vivere normalmente, aveva sperato in un po’ di felicità, pensava che per una volta il destino si fosse dimenticato di lei.
Non è stato così purtroppo, il suo cuore non ce l’ha fatta proprio quando stava per mettere al mondo la sua bambina e lei se ne è andata portando con se la sua piccolina per essere meno sola.

“Cara V. ti ringrazio per tutto, per il bene che hai fatto al mio papà, per  la tua vicinanza, per il tuo volerci bene, per la tua gentilezza d’animo, per la tua generosità senza fine, ti abbiamo accolto nelle nostra famiglia senza riserve e ora  ti  piangiamo come la più cara delle persone. 

Buon viaggio piccola, si dice che quando muore una persona giovane è perchè è benvoluta da Dio, per te è certamente così. Ti voglio bene!

un ricordo per i miei cari angeli

Oggi si ricordano i defunti.. diciamo che questa giornata è dedicata a loro, alle persone che abbiamo tanto amato e che ci hanno lasciato.
Proprio ieri, mentre attraversavamo il cimitero per raggiungere tutti i nostri Angeli, mio marito ed io ci siamo resi conto che oramai sono tanti davvero tanti i nostri cari che ci hanno lasciato.
Noi abbiamo una schiera di Angeli che sono con noi e che per quanto possono ci proteggono. A tutti abbiamo voluto bene e tutti sono sempre nei nostri pensieri con il ricordo di un aneddoto, di un loro modo di essere di un loro particolare sorriso.
Naturalmente il mio Angelo particolare è qui con me, le ceneri del mio papà sono qui in casa mia e con lui il colloqui è quotidiano.
E così si va avanti…. con la certezza che quando saremo chiamati per il grande viaggio non saremo soli, qualcuno ci aspetta e sarà contento di riabbracciarci.

Orfano

E poi scopri che quell’essere orfano ti pesa più di quando pensassi.
No, non è solo per risentire le loro voci, che qualche volta ti sembra ancora che ti chiamino dal balcone, e tu guardi su, alzi la testa verso una assenza che si nasconde nella tua miopia.

No, non è neanche quando ti serve aiuto, perché anche un cinquant’enne può avere bisogno di aiuto, di un consiglio, di una commissione. Che sarebbe comunque una mancanza per te, non per loro. Egoismo. In un certo qual senso.

Ti mancano certamente quando il calendario te lo ricorda, poco fa tua madre avrebbe compiuto 78 anni e sono già 3 che manca, e papà l’hai perso prima dell’11 settembre, quando il millennio era ancora acerbo e nulla faceva presagire questo scempio della vita.

Non è neppure quando passi per quei brandelli di città che ti rimbalzano addosso ricordi, sempre esasperati nella dolcezza e nel dolore, come dentro ad un tubo che da nel tempo, come cantava Vecchioni.

E’ quando ti assale quella debolezza che avevi quando eri bambino, piccolo, che qualche cosa ti spaventava, ti negava il futuro, ti accecava la speranza. E allora correvi quasi, urlavi o piangevi, e ti buttavi tra le loro braccia, perché li volevi tutti e due, non solo uno di loro, tutti e due, nel lettone, stretti intorno a te a proteggerti, a rassicurarti, a negare il presente per accendere il futuro.
Ecco.
E oggi non puoi più, perché non puoi essere debole, non puoi. Sei tu quello che deve abbracciare, rassicurare, comprendere, sostenere.

E allora essere orfano scopri che pesa.

Perché solo con loro potresti essere ancora bambino.

(Paolo Pugni)

Non è bellissima? E quanto vera.. almeno per me!

I sentieri del bosco

Quest’anno in ferie ho avuto modo di ritrovarmi spesso a camminare in boschi secolari fatti di abeti, larici, faggi e betulle e ho lasciato liberi i miei pensieri come non mi era mai capitato di fare,  nel silenzio meraviglioso che circondava tutto ho ricavato un mio spazio mentre  mio marito impegnato a fotografare paesaggi e piccole meraviglie  procedeva immerso nella sua macchina fotografica e la mia cagnona era impegnatissima a seguire le sue “piste”.

In quei luoghi stupendi  fatti di vette, boschi e cielo mi sono sentita improvvisamente il cuore scoppiare dalla felicità e ho cominciato a cantare, erano quelli  i sentieri  percorsi per mano al   mio papà tanti anni prima, ma dopo 50 anni   le sorgenti, i ciclamini, i funghi era incredibilmente  tutto intatto. Mi ero riproposta di percorrere fino in fondo il sentiero delle trincee  su verso il Monte Generoso, una mulattiera militare  accidentata, troppo per me… stavo per fare marcia indietro ma mi sono sentita   il mio papà  accanto, la fatica  era improvvisamente scomparsa  e il coraggio era tornato e mentre mi inerpicavo  non finivo di stupirmi per quello che stavo facendo, come avevo potuto riuscirci?

Non lo so come,  ma ci sono riuscita e ho visto la prima delle trincee della grande guerra quelle della Linea Cadorna e mi sono commossa.

E’ vero che bisogna credere in se stessi, è vero che con la volontà si raggiungono i propri scopi, è vero che lassu’ qualcuno ci ama… e possono passare giorni o anni ma l’amore non si cancella ed è la forza che muove il mondo.

La similitudine dei sentieri della vita con i sentieri del bosco forse è scontata, ma rende l’idea e la mia anima e il mio cuore ne sono usciti molto rafforzati.

Papà,sono quattro anni e sembra ieri…

Caro papà,

sono quattro anni che te ne sei andato ma è come se fosse ieri, il dolore c’è tutto, solo un po’ addolcito dalla malinconia e dalla voglia di rivedere i tuoi vivissimi occhi azzurri.

So che stai bene papà, ti ho visto tante volte in sogno  e il tuo viso era quello dei tempi migliori, il tuo sorriso illuminante come da tanto tempo non era più qui sulla terra. Si so che stai bene e che mi sei accanto,   mi sono abituata a contare ancora su di te, a parlarti e a chiederti un mano anche da li dove sei. So che mi ascolti, l’hai sempre fatto e continui a farlo.

Mi manchi papà, mi manchi davvero tanto, manchi a tutti noi. Oggi mio figlio all’uscita dalla chiesa dove avevamo insieme pregato per te, mi ricordava un episodio della sua adolescenza, una questione che ora si ripresenta per suo figlio… era un ragazzino e tu, visto che si era fatto mettere un orecchino contro la tua volontà, lo avevi lasciato a piedi ed eri ripartito in auto… eravamo tutti al mare e alla fine, quando è arrivato a casa  ci siamo fatti tutti un sacco di risate.

Oggi avrai riso anche tu, ne sono sicura. Caro il mio burbero papà con il cuore d’oro… ti mando un bacio grande. Ti voglio bene!